Protesta dei profughi, la sbroglia il Patriarcato: aperte le porte dei patronati per la notte

Le parrocchie di Mira, Gambarare, Oriago e Borbiago ospitano i migranti in marcia. "Domani non sappiamo quale sarà la vostra destinazione, diversa da Cona". Parte un coro di "Grazie"

Un colpo di scena degno di un film. Quando ci si trovava di fronte all'ennesimo muro contro muro, quando le frasi si contrapponevano uguali a quelle del giorno prima e ancora del giorno precedente, il prefetto Carlo Boffi ha preso in mano il megafono e ha annunciato ai duecento migranti in marcia alla volta di Venezia: "Il patriarca ha dato la disponibilità di alcune parrocchie per accogliervi, in modo da farvi passare la nottata in un posto caldo". Il tempo di tradurre questa frase in francese e in inglese e verso le 17 di giovedì è stata subito festa a Bojon di Campolongo Maggiore, dove i 200 profughi fuoriusciti dall'ex base Nato di Conetta sono stati fermati nella loro lunga marcia di protesta. Un corteo funestato anche dalla morte di un 35enne ivoriano investito nella serata di mercoledì a Codevigo, nel Padovano: "Camminiamo anche per lui", hanno spiegato i manifestanti, che hanno ripetutamente chiesto condizioni di vita migliori rispetto a quanto ora Conetta può offrire tra tensostrutture riscaldate e poco altro. 

L'annuncio del patriarca, i migranti: "Viva l'Italia"

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"No Cona, viva l'Italia"

I richiedenti asilo troveranno ospitalità nei patronati del territorio mirese, 50 nel patronato di San Nicolò di Mira, 45 a San Pietro di Oriago, 45 a Gambarare, 40 a Borbiago, più altri 20 a Casa San Raffaele (Mira Porte). Domani si vedrà. "Dormirete nelle parrocchie, poi vedremo se potrete rimanere lì o vi porteremo in altri locali", ha sottolineato il prefetto Boffi, quando oramai i migranti erano in festa: "No Cona, no Cona", hanno urlato. A pochi passi il sindaco del paese diventato simbolo suo malgrado dell'ospitalità dai grandi numeri, Alberto Panfilio: "La disponibilità del patriarca era necessaria - ha sottolineato davanti ai giornalisti - ma la soluzione la deve trovare la politica. Sono più di due anni che siamo in questa situazione, la pressione su Conetta è stata oggettivamente troppo forte". Nel frattempo al megafono i migranti hanno iniziato a scandire "Viva l'Italia, Viva l'Italia", contenti di non tornare almeno per ora nell'ex compendio militare. Eventualità che però non è scongiurata del tutto: "Vedremo come evolveranno i contatti che stiamo avendo in queste ore in tutto il Veneto - ha spiegato il prefetto Boffi - stiamo lavorando per delle soluzioni alternative. Venerdì vedremo quali disponibilità riusciremo a trovare negli altri territori".

L'arrivo dei migranti in patronato a Mira: "Quello che si doveva fare" VIDEO

Don Mauro, parroco di Mira

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Fino a quel momento nulla di fatto

Il copione fino al momento della svolta impressa dal patriarcato era stato uguale al giorno precedente: colazione con quanto riuscito a raccogliere dal sindacato Usb e dalle associazioni che hanno preso a cuore questa "Refugees March", dopodichè partenza da Codevigo alla volta di Mira, tappa intermedia di un itinerario che avrebbe dovuto portare i profughi fino a Venezia, dove la loro protesta (è il loro intento) potrebbe trovare maggiore visibilità. Dopodiché il cordone di polizia si è messo in posizione e dal cavalcavia di via Brenta, che sovrasta l'omonimo fiume a Bojon di Campolongo Maggiore, non ci si è più mossi. Stallo per ore, dalle 12.30 fino alle 17. Verso le 15 gli animi si erano accesi per qualche minuto, poi l'atmosfera era tornata a essere quella dell'attesa per l'ennesimo faccia a faccia tra il prefetto Carlo Boffi e i rappresentanti della protesta, tra cui Abouba Kar, del sindacato Usb. Una volta giunto il rappresentante dello Stato, accompagnato dal questore Danilo Gagliardi, il dialogo era iniziato non con il piede giusto: "La popolazione di Conetta in questi mesi è diminuita da 1.500 persone a 1.100 - ha spiegato il titolare di Ca' Corner - lo Stato ha speso 1,6 milioni di euro per migliorare la vivibilità della struttura. Quello è il posto più sicuro al momento, non ci sono alternative a Conetta, vi chiedo di tornare". A queste parole i muri si sono alzati: "La realtà è questa - ha risposto Abouba Kar, indicando con il dito i duecento manifestanti sull'argine - sono persone, non sono numeri. Si chieda perché stanno scappando da lì". Un copione stravolto da un'improvvisa telefonata, per cui Boffi si è assentato per una decina di minuti. Dopodiché il ritorno e il colpo di scena: "Il patriarca vi apre le porte". Per una notte la soluzione improvvisa è arrivata, ma si naviga a vista. Da venerdì l'itinerario della marcia è tutto ancora da scrivere.

Le ore precedenti

I richiedenti asilo hanno trascorso la notte nella chiesa parrocchiale di Codevigo (Padova), poi giovedì mattina hanno ripreso la propria marcia, zaino in spalla, trolley e coperte al seguito, verso Mira, tappa intermedia per raggiungere Venezia. Il tutto scortati dalle forze dell'ordine che stanno studiando un tracciato alternativo alla Romea, per evitare disagi alla circolazione dei mezzi. Nel loro cammino, però, sono stati fermati dalla polizia all'altezza di Bojon di Campolongo Maggiore, dove in tarda mattinata erano in corso trattative per far rientrare la protesta. Nelle stesse ore la Prefettura ha reso noto che ha effettuato il trasferimento di 15 richiedenti asilo in altre strutture per l'accoglienza del territorio metropolitano.

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La tragedia e la notte in chiesa

Il gruppo diretto in laguna mercoledì pomeriggio è stato bloccato a Codevigo. Nella tarda serata un ivoriano di 35 anni, intenzionato a raggiungere i compagni a bordo di una bicicletta con i fanali rotti è morto dopo essere stato travolto da un'automobile, un suo connazionale è rimasto invece ferito (DETTAGLI).

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