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Scandalo Mose, la Corte dei conti chiede quasi 6 milioni di euro a Giancarlo Galan

Il pm ha chiesto all'ex ministro il pagamento del risarcimento "per il danno di immagine e di servizio". La Regione si è costituita parte civile. La difesa: "E' un politico, non si può"

Il pm della Corte dei Conti del Veneto Alberto Mingarelli ha chiesto mercoledì di condannare al pagamento di 5,8 milioni di euro l'ex governatore del Veneto e ministro, Giancarlo Galan, per il danno di immagine e di servizio in seguito al suo coinvolgimento nella vicenda Mose. Lo ha fatto in udienza, davanti al collegio presieduto dal giudice Guido Carlino. La Regione Veneto si è costituita parte civile nel procedimento. Da parte sua, la difesa, guidata dall'avvocato Franco Zambelli, ha rigettato l'accusa, rilevando che il danno di immagine può essere riconosciuto solo ai dipendenti pubblici e non ai politici, mentre quello di servizio - ha sostenuto - è inesistente.

Il pm Mingarelli ha sottolineato come sia fatto acclarato, dalle dichiarazioni fatte dai testimoni, che Galan abbia ricevuto denaro per la ristrutturazione di Villa Rodella, e così pure nell’ambito del finanziamento di opere, influenzando in 15 anni di presidenza del Veneto e nei due mandati da ministro, scelte politiche relative alle valutazioni di impatto ambientale (Via) sul Mose. Secondo Mingarelli la tesi della Procura viene suffragata inoltre dal patteggiamento per 2,6 milioni di euro fatto da Galan con la Procura di Venezia, accolto dal Gup Giuliana Galasso.

Zambelli ha fatto valere quanto prevede la legge Severino, che colpisce solo i dipendenti dello Stato nel rispetto della Costituzione, facendo notare che il patteggiamento non è un’ammissione di colpevolezza, ma di fatto cristallizza il giudizio, mentre la causa di servizio - ha osservato - non è contestabile perché il ruolo di Galan nelle Via era del tutto marginale e ininfluente sulle scelte tecniche relative al Mose. La giustizia contabile si era già espressa sfavorevolmente con Galan, quando aveva deciso (ricorso respinto) un sequestro cautelativo di beni (terreni e una porzione di una casa) per un milione di euro.

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