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Giornata dura per Galan: decaduto da deputato, la Corte dei conti chiede 5 milioni

La Corte si è riservata di decidere in merito alla richiesta della Procura. L'ex presidente del Veneto ha patteggiato 2 anni e 10 mesi per il caso Mose. Non è più parlamentare

La procura della Corte dei conti di Venezia mercoledì ha chiesto la condanna di Giancarlo Galan, ex governatore del Veneto ed ex ministro, ad un risarcimento danni per 5,2 milioni di euro per lo scandalo Mose. La Corte, come di consueto, si è riservata di decidere. Nel corso dell'udienza la difesa di Galan ha puntato sul fatto che, nonostante l'ex politico sia stato governatore per 10 anni, gli eventuali reati sono prescritti dal 2008 mentre dal 2010 non era più alla guida della Regione, non essendo stato candidato. 

Successivamente sotto il governo Berlusconi era diventato prima ministro dell'Agricoltura e poi ai Beni culturali. La richiesta di danno di immagine è stata effettuata dopo che il patteggiamento di Galan è diventato definitivo. In sede penale aveva patteggiato con la Procura di Venezia - accordo accolto dal Gup - una pena di 2 anni e 10 mesi che dopo il carcere sta scontando ai domiciliari e a 2,6 milioni di euro di multa. Non essendo riuscito ad onorarla è stato costretto a cedere all'erario Villa Rodella, la sua dimora d'epoca sui Colli euganei.

Da mercoledì l'ex governatore non è più deputato. L'Aula della Camera, infatti, ha approvato la relazione della Giunta delle elezioni di Montecitorio che ne decideva la decadenza dal seggio di Montecitorio sulla base della legge Severino. La decadenza di Galan, cui subentra nel seggio a Montecitorio Dino Secco, è stata approvata con 388 voti a favore, 40 contrari (Fi, Cor e Ala) e sette astensioni.


Galan in carcere ci è rimasto 80 giorni: per ricongiungersi alla famiglia aveva poi optato - questa la sua versione - per il patteggiamento. Così era stato trasferito ai domiciliari e si è accordato con la Procura di Venezia e il placet del Gip Giuliana Galasso. L'ex 'doge' del Veneto - chiamato in causa dai vertici del Consorzio Venezia Nuova (Cvn), all'epoca guidato da Giovanni Mazzacurati e incaricato di realizzare il Mose - avrebbe ricevuto dazioni milionarie e favori per agevolare l'iter burocratico dell'opera.

Poi, a seguito dell'inchiesta, il carcere concesso dalla giunta per le autorizzazioni della Camera. Nella cella di 'Opera' ha resistito 80 giorni, passati in realtà nel centro medico del carcere, per poi essere confinato ai domiciliari a Villa Rodella uno dei suoi "acquisti" finiti nei faldoni dell'inchiesta. Nonostante le accuse, il patteggiamento e il progressivo crollo di ogni possibile difesa, Galan non ha mai rinunciato allo stipendio di parlamentare aggrappandosi alla sua professione di innocenza e alla cosiddetta legge Severino. Oggi l'epilogo con la Camera che ha deciso per la sua decadenza.

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