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Uno dei laboratori controllati

Uno dei laboratori controllati

Riviera, blitz nei laboratori cinesi, tre chiusure tra evasione e nero

La Finanza ha controllato venti laboratori tra lunedì e mercoledì trovando 15 operai irregolari. Primi casi a Mirano. Fatture false per 40mila euro

La novità è che uno dei laboratori clandestini cinesi chiuderà. Per abusi edilizi. E questo è già un passo in avanti nella lotta (senza quartiere perché senza indirizzi o insegne) che la guardia di finanza sta combattendo nei confronti del lavoro nero in Riviera del Brenta. In tre giorni le fiamme gialle hanno effettuato blitz in venti laboratori attivi nel settore calzaturiero. Quindici i lavoratori in nero sorpresi con le mani sul telaio tra Camponogara, Vigonovo, Campagna Lupia e Campolongo Maggiore.

Per la prima volta questo tipo di laboratori sono stati scovati anche nel Comune di Mirano, fuori dalla Riviera del Brenta. Segno che in ogni caso ci si trova di fronte a un fenomeno in evoluzione. In tre casi è stata comminata la sospensione dell'attività perché la forza lavoro illegale superava il venti per cento di quella totale. Il I Gruppo della guardia di finanza di Venezia, avvalendosi dei baschi verdi della compagnia di Mirano e del personale dello Spisal, hanno tenuto sotto osservazione i laboratori cinesi sospetti. Poi, dal tardo pomeriggio di lunedì fino alla notte inoltrata di mercoledì, sono entrati in azione.

Per cercare di aggirare ogni tipo di sotterfugio per eludere i controlli, i militari hanno indossato dei visori notturni. In alcuni casi, però, si sono trovati di fronte a situazione di grave degrado. Pure di pericolo per l'incolumità pubblica. In uno stanzino di uno dei laboratori, infatti, era stato accatastato un mucchio di calze di nylon (molto infiammabili) vicino a cinque bombole di gas che dovevano fornire il propellente per una grossa stufa. Una bomba.

Con la collaborazione dei sindaci della zona, si sono riusciti a individuare anche alcuni abusi edilizi. A Fossò, per esempio, all'interno di una intercapedine nascosta da un armadio, era stata costruita una porta nascosta che permetteva agli operai di raggiungere il laboratorio. In un altro caso, ed è quello che porterà alla chiusura del locale, i proprietari cinesi dello stabile si erano costruiti un piccolo edificio abusivo in cui posizionare telai e pellame da lavorare. Dal punto di vista dell’evasione fiscale sono stati al momento accertati ricavi non dichiarati per 85mila euro, IVA non versata per 20mila euro, Irap evasa per 45mila euro e utilizzo di fatture false per 40mila euro circa.

IL VIDEO DEL BLITZ DELLA FINANZA

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