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Un Cafoscarino rivela l'ora "x" delle rivoluzioni: ricerca pubblicata su Plos One

Un dottorando ha elaborato un modello statistico che simula le sollevazioni popolari: è stato pubblicato dalla principale rivista scientifica al mondo di tipo open access

I modelli computazionali e la statistica possono far luce sui motivi per cui le rivolte violente e i lunghi periodi di instabilità nel Nord Africa e Medio Oriente sono terminati con esiti completamente diversi, che spaziano dal rovesciamento del governo tunisino fino allo stato d’anarchia permanente di Libia e Siria. A fare la differenza sembra essere il tempismo con il quale entrano in gioco le organizzazioni all’opposizione.

Alessandro Moro, giovane statistico iscritto al dottorato in Economia dell’università Ca’ Foscari Venezia, ha studiato un modello  in grado di generare questa molteplicità di esiti  e mostrare come l’instabilità politica possa essere analizzata, oltre che con i consueti strumenti delle scienze sociali ed economiche, anche con matematica, modelli ad agenti e simulazioni. Lo studio, dal titolo "Understanding the Dynamics of Violent Political Revolutions in an Agent-Based Framework", è stato pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista scientifica PLOS ONE.

Tre risultati molto diversi possono essere identificati applicando il modello di Moro: una rivoluzione riuscita in cui tutti i “poliziotti” sono rimossi dai rivoluzionari che riescono a abbattere il vecchio regime, sostituendolo con un nuovo governo (ad esempio, in Tunisia), una rivolta senza successo seguita da un lungo periodo di anarchia (come in Libia e Siria), infine una rivoluzione brutalmente sedata cui segue un rapido ritorno alla “normalità”, come accaduto in Bahrain.

«Può essere facile ottenere esiti tanto diversi con assunzioni e strumenti distinti ma è raro ottenere questa varietà con un unico modello “buono per tutte le stagioni”», commenta il matematico cafoscarino Paolo Pellizzari, professore al Dipartimento di Economia e supervisore della ricerca svolta da Alessandro Moro. Lo studio mostra che nazioni simili in termini di assetti istituzionali e sistemi politici possono veder sorgere rivolte in tempi diversi ma anche, in qualche caso, risultare eccezionalmente immuni da episodi violenti.

È ancora più importante osservare che le simulazioni, pur nell’impossibilità di prevedere con certezza quali rivolte degenereranno in una rivoluzione su grande scala, mostrano che il tempismo con cui le organizzazioni all’opposizione intervengono supportando la rivolta popolare ha una grande importanza nel decidere l’esito ultimo del movimento insurrezionale. Se i rivoluzionari intervengono troppo presto, infatti, quando le rivolte popolari sono agli inizi, si espongono al fuoco delle forze governative. Se attendono troppo, invece, la rivoluzione potrebbe non verificarsi per niente. Il momento giusto, dice il modello, sta nel compromesso tra i due estremi.

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