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"Ambulanza in ritardo di un'ora" Donna muore nell'ascensore

Due giorni fa una 67enne di Chirignago ha perso la vita mentre stava per essere trasportata in ospedale. Il magistrato ha disposto l'autopsia

"L'ambulanza è arrivata dopo più di un'ora dalla nostra chiamata e mia madre è morta". A parlare al Gazzettino è F.R., 39enne di Maerne di Martellago, che due giorni fa ha vissuto l'esperienza terribile di vedere la mamma spegnersi nel condominio di Chirignago in cui viveva.

La donna, Rosanna Forcolin, 67 anni, in passato colpita da una grave emiparesi, aveva perso l'appetito. I suoi occhi secondo i famigliari erano cerchiati di nero. Il marito e i figli hanno quindi chiamato prima il medico di base, sentendosi rispondere che sarebbe stato meglio allertare il 118. Così, sempre secondo i famigliari, che hanno denunciato la tragedia ai carabinieri, parte la prima chiamata al Suem. Pochi minuti dopo le 16. Ottenendo come risposta che sarebbe partita subito un'ambulanza.

I sanitari, però, avrebbero suonato al campanello un quarto d'ora dopo le 17. I medici salgono in camera e preparano la donna per il trasferimento. Poi, quando quest'ultima si trova in ascensore, la situazione precipita. I sanitari tentano di rianimarla sul pianerottolo. Ma non c'è più nulla da fare. Rosanna Forcolin muore prima di essere portata in ospedale. I suoi parenti, dunque, chiedono di far luce sulla vicenda. Il magistrato ha disposto l'autopsia, per capire se con un intervento più tempestivo la donna avrebbe potuto essere salvata.

LA RISPOSTA DELL'ULSS 12 - "La richiesta pervenuta alla centrale del 118 da parte dei familiari della signora non aveva alcun carattere di urgenza - dichiara il direttore dell'ospedale di Mestre, dottor Onofrio Lamanna - A contattare il Suem è stato uno dei figli, che chiamando da altro domicilio ha chiesto un’ambulanza per il trasporto della madre all’ospedale descrivendo, come si evince dalla relazione degli operatori del 118 coinvolti, una situazione insorta da una settimana di cattiva alimentazione, conseguente a caduta in paziente affetta da anni da esiti di ematoma cerebrale".

"Le informazioni fornite inducono ad assegnare al caso, come da protocolli, un codice verde - continua Lamanna - tanto che alla Centrale 118 non si ritiene, in previsione di eventuali urgenze, di utilizzare un mezzo pure disponibile all’ospedale, ma si attende, per indirizzarlo a casa della signora, il rientro di uno dei mezzi in missione. Dai familiari – che peraltro nella prima chiamata non sono stati in grado di fornire il numero di telefono dell’abitazione in cui attendeva la signora, impedendo così un contatto ambulanza-abitazione – non è giunta nel frattempo alcuna segnalazione di urgenza sopravvenuta, che avrebbe immediatamente dato al caso un’altra precedenza: le telefonate successive, pochi minuti prima dell’arrivo del mezzo, vengono fatte dai familiari solo per accertare che l’ambulanza per i trasporto stia arrivando".

"Il quadro medico della signora - conclude il direttore - non si è aggravato a causa dell’attesa, né un'evoluzione in tal senso è stata rilevata dai sanitari al loro arrivo; pur restando in attesa delle verifiche ulteriori, si può affermare che l’esito luttuoso non è collegabile alle tempistiche dell’intervento dei familiari e dei sanitari".

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