Safilo a Santa Maria di Sala: "Se non parte il piano industriale 2020 sarà protesta dura"

Cgil: "L’amministratore delegato applichi responsabilmente strategie per potenziare gli stabilimenti italiani". Cisl: "Si facciano investimenti, nuove licenze e iniziative per il lavoro"

Acque sempre più agitate alla Safilo di Santa Maria di Sala, ma le cose non vanno bene neppure negli altri stabilimenti del Veneto. I sindacati Filctem Cgil e Femca Cisl sono preoccupati, visto che si è alle prese con una crisi della produzione e commercializzazione degli occhiali sul territorio. Una crisi che per i lavoratori potrebbe costare molto cara. Il nodo della questione è individuabile nella "visione miope, sbagliata, della gestione dell'attività e nella mancanza di strategia che penalizza gli stabilimenti Italiani", sottolinea Davide Camuccio, della Filctem Cgil.

A rischio centinaia di posti stabili

Sono 350 gli esuberi dichiarati dall’azienda dopo gli incontri di inizio gennaio con i sindacati. "Le lavoratrici e i lavoratori sono preoccupatissimi in quanto il quadro che si prospetta per il 2018 non è per niente rassicurante - afferma Camuccio -. Il calo produttivo, l’innalzamento spropositato del magazzino di Padova, sono frutto di una gestione sbagliata che penalizza gli stabilimenti italiani. Il piano industriale 2020 ad oggi non ha portato nessun risultato per quanto riguarda l’internalizzazione di nuove attività produttive negli stabilimenti Italiani, e tantomeno nello stabilimento di Santa Maria di Sala". E c'è anche il problema dei precari che "subiscono il dramma di non vedersi rinnovato il contratto di lavoro". A breve inizierà un importante confronto fra le parti, "nel caso in cui non dovesse dare esiti positivi, segnerà l'inizio di azioni di mobilitazione e protesta".

"Safilo 2020"

Come mai il piano annunciato dalla dirigenza nella ditta di occhiali del veneziano, che doveva portare alla stabilizzazione dei precari, si è trasformato in più di 300 esuberi annunciati, e nell'interruzione dei lavoratori a termine? "Gli addetti hanno chiesto una verifica sullo stato dell'arte e sulle intenzioni dell'impresa - scrive Massimo Meneghetti della Femca Cisl -. Hanno fatto sapere che per loro l'unica strada accettabile è quella degli investimenti, della creazione di nuove licenze e dell'avvio di tutte le iniziative possibili per accellerare l'attuazione del piano, e fornire le necessarie garanzie occupazionali. Il confronto dovrà svolgersi in maniera chiara e trasparente. In caso di forzature o pressioni da parte dell'azienda, i lavoratori sono pronti ad attuare iniziative di mobilitazione, anche eclatanti".

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