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Ricorsi contro le multe respinti, doppia vittoria del Comune: "Nessun intento vessatorio"

Due automobilisti si erano rivolti alla prefettura contro altrettante sanzioni per eccesso di velocità ottenute in comune di San Donà. Avevano superato il limite di 20 all'ora

Sono stati respinti due ricorsi al prefetto presentati da automobilisti che erano stati sanzionati per eccesso di velocità grazie allo scout speed. Riconoscendo valide, secondo il Comune di San Donà di Piave, le controdeduzioni formulate dal comandante della polizia locale, Marino Finotto. Una sentenza che non sorprende il vicesindaco Luigi Trevisiol. «Ero certo che la polizia locale e gli altri uffici comunali interessati avessero predisposto al meglio l’utilizzo dello scout speed, che quindi è stato riconosciuto dalla Prefettura di Venezia come uno strumento valido per tutelare la sicurezza».

In entrambi i casi gli eccessi di velocità superavano i 20 chilometri orari. «Non c’è alcun intento vessatorio - aggiunge Trevisiol – Se su strade dove c’è il limite di 50 orari si procede a oltre 70 si rischia di rappresentare un pericolo ed è giusto sapere che si può essere sanzionati». Il primo ricorso era stato presentato da un cittadino indiano residente in provincia di Pordenone che, alle 18 del 13 agosto scorso, era stato sanzionato lungo via San Pio X. L’automobilista aveva rivolto una serie di rilievi sulle modalità di utilizzo e di segnalazione dello scout speed, oltre che sulla sua taratura. «Lo strumento è disciplinato da un’ampia normativa ministeriale – spiega il comandante Finotto – e, su questa base, il prefetto ha deciso che l’utilizzo da parte del Comune di San Donà di Piave è stato conforme alle leggi».

Il secondo ricorso, di una cittadina sandonatese di 28 anni, contestava solo questioni procedurali relative alla notifica. Anche in questo caso il prefetto non ne ha riconosciute fondate le motivazioni. «Ricordo che le vie dove opera lo scout speed vengono indicate settimanalmente sul sito del Comune. Ciò non esclude, ovviamente, l’utilizzo di altri strumenti su altre strade – conclude Trevisiol – ma mostra come non ci sia alcuna volontà di fare cassa ma di tutelare l’incolumità delle persone. La cosa più semplice è rispettare i limiti di velocità, ed è questo l’invito che rivolgo a tutti».

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