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Martedì, 24 Maggio 2022
Cronaca Murano

Vetro nero, le imprese di Murano chiedono di sbloccare i conti: "Altrimenti sarà crisi"

Ricorsi dei legali difensori di otto aziende coinvolte nell'indagine della guardia di finanza. La motivazione: il denaro serve per pagare dipendenti e relativi contributi

Le vetrerie di Murano coinvolte nell'indagine della guardia di finanza per frode fiscale chiedono che i loro conti siano sbloccati e per questo, tra giovedì e venerdì, hanno presentato ricorso al tribunale del riesame. Un passo necessario, secondo gli avvocati difensori delle aziende, per consentire l'erogazione di stipendi ai dipendenti ed assolvere agli obblighi contributivi. A fare la richiesta, come riportano i quotidiani locali, sono otto imprese, accusate di avere evaso versamenti al Fisco per milioni di euro.

I ricorsi

Si tratta di grosse somme di denaro che al momento non sono utilizzabili: il gip la settimana scorsa ha disposto il sequestro preventivo di quasi 7 milioni di euro, di cui 1,7 nelle banche. I legali hanno spiegato che il ricorso con cui si chiede di sbloccare i soldi è stato fatto non solo per dare operatività alle imprese, ma anche perchè in alcuni casi sarebbero stati sequestrati conti correnti appartenenti a soggetti estranei alla vicenda. Ora si attende la risposta del Riesame, che dovrebbe arrivare tra una decina di giorni.

Il sistema

L'indagine (non ancora conclusa ) riguarda una vasta frode fiscale nel settore della produzione e vendita del vetro di Murano: sono stati sequestrati conti correnti, beni mobili e immobili di proprietà dei 10 indagati, tra cui gli amministratori legali delle 8 vetrerie coinvolte, un amministratore di fatto e un 63enne veneziano, residente in terraferma, di professione cambiavalute. Sarebbe lui il fulcro del giro: secondo la ricostruzione dei finanzieri, i clienti che acquistavano i prodotti in vetro pagavano tramite dei Pos che in realtà erano intestati al cambiavalute, il quale poi prelevava i soldi in banca e li consegnava agli imprenditori trattenendosi una quota del 5%. Ulteriori approfondimenti sono in corso per capire se ci fosse qualcuno che consigliava (sotto compenso) ai turisti di recarsi proprio in quelle vetrerie.

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