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MOSE Procura bombardata di lettere anonime: "Sono inutili"

Il procuratore capo Delpino punta il dito contro le segnalazioni non firmate. Una cinquantina da inizio giugno: "Metteteci la faccia"

Alcune sono pure circostanziate e dettagliate. Ma purtroppo sono anonime. Quindi destinate subito al cestino più vicino. Se il procuratore capo di Venezia Luigi Delpino decide di puntare il dito pubblicamente contro le denunce anonime significa che i suoi uffici devono essere effettivamente sottoposte a bombardamento.

Come riportano i quotidiani locali, infatti, da quando sono scattati gli arresti per lo scandalo Mose il numero di lettere senza firma indirizzate ai magistrati lagunari si sarebbe impennato. Dagli inizi di giugno sarebbero state già una cinquantina, quando nell'intero anno di solito in media ne arriverebbero circa duecento. Delpino, dunque, decide di uscire allo scoperto e invitare chi avesse qualcosa da dire a metterci la faccia. Del resto in alcuni momenti della vita serve farlo. Se non altro perché, come filtra dalla Procura, tutti questi scritti più o meno accurati non potranno mai essere presi in considerazione in alcun processo o indagine.

E se il messaggio non fosse già abbastanza chiaro, Delpino scomoda anche la letteratura classica: "Quanto ai libelli anonimi messi in circolazione, non devono godere di considerazione in alcun processo; infatti è prassi di pessimo esempio, indegna dei nostri tempi", dichiara Traiano nella lettera a Plinio. Lo dichiarava nel 112 dopo Cristo. Una frase che torna d'attualità anche in laguna ai giorni nostri. L'unica alternativa, dunque, è metterci la faccia.

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