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Il Consorzio Venezia Nuova vuole chiedere danni a chi l'ha infangato

Il presidente Mauro Fabris, prima dell'arrivo del commissario, avrebbe dato mandato agli avvocati di acquisire tutte le carte dei patteggiamenti

Una delle ultime mosse dell'attuale presidente del Consorzio Venezia Nuova potrebbe essere di chiedere i danni per lo scandalo Mose a chi ne è rimasto invischiato. Dopodiché la palla passerà all'ennesimo commissario di questo turbolento periodo lagunare. Come riporta la Nuova Venezia, il presidente del Cvn Mauro Fabris avrebbe dato mandato agli avvocati di acquisire tutte le diciannove sentenze di patteggiamento approvate dal giudice il 16 ottobre scorso. Tra queste naturalmente anche quella dell'ex presidente del Veneto Giancarlo Galan.

Secondo il quotidiano, infatti, l'accordo tra accusa e difesa esclude i terzi danneggiati. Quindi chi vuole chiedere i danni deve farlo attraverso una causa civile. E' proprio ciò che starebbe valutando l'attuale dirigenza del Consorzio, prima di passare la mano. Dunque dalle carte di quelle sentenze di patteggiamento potrebbe scaturire una maxi richiesta danni, individuando mano a mano le responsabilità dei diciannove. Insomma, l'identica operazione che qualche giorno fa è stata annunciata dalla Mantovani nei confronti del suo ex amministratore delegato Piergiorgio Baita.

Ma c'è da capire anche come evolverà il filone "milanese" dell'inchiesta, così come serve aspettare per invece chi andrà a processo. Un frangente in cui la stangata è sicura (di quale entità si vedrà) riguarda le verifiche fiscali sull'attività del Consorzio. In campo ci sono gli uomini della guardia di finanza, che devono ricostruire sovrafatturazioni e operazioni irregolari. Poi arriveranno a battere cassa.

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