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Scanner più veloce al mondo alla Fondazione Cini: digitalizzerà gli archivi storici

Replica 360rv-circular è un prototipo rivoluzionario, presentato mercoledì mattina nella sede a San Giorgio Maggiore. Entrerà in funzione dal prossimo 1 marzo

È stato presentato mercoledì alla Fondazione Giorgio Cini, lo scanner Replica 360rv-circular scanner, prototipo rivoluzionario realizzato dallo studio Factum Arte di Madrid, in collaborazione con il laboratorio di Digital Humanities dell’École polytechnique fédérale di Losanna, nell’ambito del progetto internazionale Replica.

Lo scanner, attualmente il più veloce al mondo, è stato progettato ad hoc per la digitalizzazione di archivi storici documentali di grandi dimensioni e, a partire dal 1 marzo 2016, inizierà il lavoro di digitalizzazione dei materiali della fototeca dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini, che è tra i centri di documentazione più importanti a livello internazionale, consistente in un milione di fotografie.

Replica 360rv si presenta come un tavolo circolare di due metri di diametro e rotante, attivato da un motore a velocità controllata, attrezzato con una colonna di telecamere digitali, un computer e un software predisposto per gestire in tempo reale il download e l’archiviazione delle immagini. Lo scanner è in grado di scansionare un documento fronte e retro in soli quattro secondi con una risoluzione dell’immagine di 5424 per 3616 pixel. Un prototipo rivoluzionario uscito dall’Atelier Factum Arte di Madrid diretto da Adam Lowe.

Replica 360rv costituisce una rivoluzione nel settore della digitalizzazione degli archivi perché rende molto più veloci le operazioni di acquisizione dati, che devono sempre comunque contare sull’intervento umano. Due operatori, nel caso specifico due volontari del Servizio Civile Nazionale, lavoreranno insieme alla digitalizzazione: l’uno posizionando i documenti sullo scanner e l’altro rimuovendoli. Le procedure sono velocizzate poiché Replica 360rv consente di effettuare le scansioni senza estrarre le stampe fotografiche dalle pellicole protettive che le contengono, rendendo l’operazione più sicura per la salvaguardia dei documenti.

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