Cronaca

I dipendenti Actv scioperano e manifestano: «Stop al taglio degli stipendi»

Lavoratori in corteo al Tronchetto in coincidenza con lo sciopero di tre ore del trasporto pubblico. Proteste contro le scelte della dirigenza. «Così va via il 20-30% dei salari. Noi paghiamo, loro no»

I dipendenti del trasporto pubblico locale si mobilitano con uno sciopero di tre ore e una doppia manifestazione a Venezia. Tra le 10 e le 13 di oggi, lunedì 8 febbraio, molti viaggi dei mezzi di terra e acqua dell'Actv sono saltati, creando disagi notevoli all'utenza. In contemporanea, centinaia di lavoratori si sono radunati davanti alla direzione dell'azienda, al Tronchetto: «Vergogna, vergogna», hanno urlato in coro i manifestanti, sventolando bandiere e striscioni mentre sfilavano in corteo attorno all'edificio. Altri hanno manifestato al San Giuliano di Mestre: entrambe le iniziative sono state presidiate dalle forze dell'ordine.

Tagli agli stipendi

Lo sciopero era stato proclamato a livello nazionale (per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro, scaduto 4 anni fa), ma a Venezia le rimostranze riguardano in particolare il taglio degli integrativi annunciato da Actv per ridurre le spese dell'azienda, in conseguenza alla crisi del turismo e ai mancati incassi dalle vendite dei biglietti. «Se ci tolgono gli integrativi - protestano i dipendenti - va via il 20-30% dello stipendio». A rimetterci saranno soprattutto capitani, marinai e autisti. I lavoratori, è la tesi, «hanno già dato, coprendo tutte le corse a prescindere dagli orari di servizio, rinunciando alle ferie nel corso di quest'estate in cui, a causa della difficile situazione dovuta alla pandemia, non sono stati assunti operatori stagionali, e lavorando in carenza di adeguate protezioni nella prima fase della pandemia».

Scontro con la dirigenza

Il clima tra i dipendenti e la dirigenza è teso da diversi giorni: «Ci fanno pagare le conseguenze dei mancati introiti per l'assenza del turismo, mentre dirigenti e quadri non ci hanno rimesso nulla», dicono autisti e marinai. È stato fatto notare anche «lo stigma sociale» con la diffusione delle cifre sugli stipendi dei dipendenti. L’unica cosa da fare, dicono i sindacati e l'opposizione, è «tornare indietro sulla recessione unilaterale dal contratto integrativo di secondo livello, ed aprire a un piano industriale con la collaborazione di tutti».

«Atto unilaterale»

La mobilitazione è stata indetta da tutti i sindacati confederali e dalle sigle di base. «Gli integrativi - spiegano i lavoratori - non sono un regalo, ma il frutto di una presenza di produttività: ad esempio turni di notte, festivi, utilizzo del palmare per la bigliettazione». «Capiamo che l'azienda ha delle perdite - continuano - ma non è questo il modo di fare: a dicembre ci siamo seduti al tavolo assieme e ci era stato detto che con i ristori e altre entrate ce l'avremmo fatta; a gennaio, senza preavviso, ci chiamano e dicono che va tagliato tutto. L'azienda deve ritirare questo atto unilaterale».

Incontro col prefetto

L'adesione alla mobilitazione è stata alta. Il servizio è stato sospeso fino all'orario coincidente con il termine delle lezioni scolastiche, alle 13, ma potrebbe aver causato ulteriori difficoltà ancora per 1 o 2 ore. Novità per i lavoratori potrebbero emergere da un incontro con il prefetto fissato per l'11 febbraio. «Di fronte alla massiccia mobilitazione di oggi - ha commentato il segretario regionale di Articolo Uno, Gabriele Scaramuzza - l'unica cosa sensata da fare è tornare indietro dalla disdetta dell'integrativo di secondo livello e scrivere con le forze sindacali un nuovo piano industriale». Intanto, il gruppo consiliare del Pd ha presentato una mozione chiedendo all'amministrazione di impegnarsi per l'attivazione da parte di Governo e Regione di «ulteriori azioni mirate alla salvaguardia della mobilità dei residenti e dei diritti dei lavoratori» e di avviare un «immediato confronto nelle commissioni competenti sulla situazione di Avm e sulle problematiche del trasporto pubblico locale veneziano».

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