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Lavoratori della Città Metropolitana incrociano le braccia: sciopero Cgil il 6 ottobre

Un'astensione nazionale che la Funzione Pubblica a Venezia mette in atto "contro la grande incertezza su funzioni fondamentali come il mercato del lavoro e la polizia provinciale nel territorio"

Sarà un venerdì nero il prossimo 6 ottobre per la Città Metropolitana veneziana. Incrociano le braccia i lavoratori del comparto in vista dello sciopero nazionale indetto dal sindacato Cgil, che la Funzione Pubblica a Venezia mette in atto contro la continua riduzione dei servizi e l'incertezza che permane sul futuro di funzioni fondamentali, nel mercato del lavoro o nella polizia provinciale, ad esempio.

"A RISCHIO I SERVIZI PER I CITTADINI"

"La Legge Delrio si sta dimostrando un vero e proprio fallimento - scrive il segretario, Daniele Giordano -. Il provvedimento che doveva ridurre i costi della politica e garantire i servizi lascia di fatto i politici in carica e taglia i servizi ai cittadini, anche a causa delle scelte della Regione Veneto che penalizzano la città Metropolitana. A questo si aggiunge anche il continuo taglio ai trasferimenti agli Enti Locali che come denunciato dalla stessa Unione delle Province porterà gli enti a rischio collasso. Venezia viene equiparata a tutte le altre Province, cosa non fatta in altre Regioni italiane, e non si riconoscono competenze particolari, anzi si è persino congelata la competenza sull’urbanistica, a differenza della prevista specificità montana che verrebbe salvaguardata".

CENTRI PER L'IMPIEGO

Difficoltà segnalate dal sindacato anche sul mercato del lavoro, in particolare per i centri per l’impiego che la Regione intende trasferire a Veneto Lavoro. Spiega Giordano: "Crediamo che serva garantire la tenuta occupazionale dei circa 25 lavoratori della Città Metropolitana, e la garanzia di maggiori investimenti su questo settore strategico. Settore che dipende anche dal finanziamento statale, e che se non verrà garantito, proprio come scritto nel provvedimento della giunta regionale, determinerà l’annullamento del provvedimento stesso". La recente riforma del mercato del lavoro ha aumentato le competenze dei centri per l'impiego chiamati a gestire funzioni e progetti di vario tipo come Garanzia Giovani o Garanzia Adulti e l’obbligo per ogni singolo richiedente Naspi di rivolgersi al Cpi. Per quanto riguarda le località turistiche, scrive Giordano, "si registrano crescenti picchi di lavoro collegati alla fine della stagione estiva, con le code dalle 5 del mattino che affollavano i centri per l’impiego di San Donà e Portogruaro lo scorso anno e degli insegnanti precari a fine anno scolastico".

POLIZIA PROVINCIALE

Per quanto riguarda invece la polizia provinciale, sottolinea il segretario Fp: "risulta grave la situazione dei lavoratori che sono appesi all’esito della sentenza della Corte Costituzionale dopo che il governo ha impugnato la legge del Veneto. Ad oggi la copertura economica di questa funzione è determinata sino a fine anno e pertanto dovrà esserci un percorso chiaro che determini il futuro di questi lavoratori che svolgono funzioni fondamentali in un territorio come quello veneziano sia di polizia amministrativa che ambientale".

FORMAZIONE PROFESSIONALE

In pericolo anche la formazione professionale con la Regione intenzionata ad "avocare a sè la competenza con il rischio di una significativa precarietà del servizio che vede convenzioni con i soggetti approvate su base annuale e che potrebbe, senza chiari interventi programmatori almeno triennali, mettere in discussione la programmazione stessa. Troppo spesso sentiamo parlare dell’importanza della formazione professionale e poi assistiamo ad una quasi totalità di assenza dei finanziamenti e programmazione. Per quanto riguarda la città metropolitana, solo rispetto allo scorso anno ci saranno 4 classi in meno nei centri di formazione professionale di Chioggia, Marghera e San Donà".

TURISMO

Perfino sul Turismo il rischio è che non ci siano adeguati investimenti a sostegno, dice Giordano, "Siamo in presenza di carichi di lavoro sproporzionati rispetto al personale in servizio. Le soluzioni fino ad ora adottate sono state solo azioni di tamponamento che devono ormai essere superate in tempi brevi con una dotazione organica stabile e adeguata alle esigenze. Dobbiamo anche ricordare che il presidente della Città Metropolitana, Luigi Brugnaro, ha fatto ormai due anni fa la scelta scellerata di chiudere l’azienda di promozione turistica. Per queste ragioni abbiamo più volte ribadito la necessità di effettuare una verifica dal punto di vista anche legale, sulla possibilità di utilizzo del personale ex Apt (circa 20 persone) in quanto già in possesso di competenze “spendibili” nel settore".

"Lo sciopero del 6 ottobre – conclude Giordano - ha lo scopo di chiedere un chiaro cambio di passo al governo e alla Regione Veneto per investire in modo chiaro e deciso sui livelli territoriali e non mettere in ginocchio definitivamente competenze e servizi importanti per i cittadini".
 

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