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Foto: Filctem Cgil Venezia @parliamodilavoro

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"Trattative impossibili con la controparte", scatta lo sciopero al Petrolchimico

Venerdì dalle 6 del mattino blocco della portineria 9 a Porto Marghera, sigle Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil in lotta contro "lo smantellamento del contratto collettivo nazionale"

La protesta per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore coibenti, continua, dopo lo sciopero del 29 dicembre scorso. "La controparte datoriale - scrivono i sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil - in questi mesi non ha mostrato alcun tipo di apertura, continuando a chiedere profonde modifiche normative del contratto nazionale, che puntano a ridurrebbe diritti e istituti ai lavoratori".

"Tale posizione e? inaccettabile - scrivono unitariamente le sigle - e mette di fatto in discussione la possibilita?, da parte di migliaia di lavoratori, di avere il rinnovo del contratto, strumento indispensabile per il miglioramento delle tutele e delle condizioni di lavoro. In linea con le segreterie nazionali - proseguono i sindacati a livello territoriale - riteniamo necessario imprimere un’accelerazione al negoziato indicendo due ore di sciopero venerdì, 7 aprile, con presidio e volantinaggio alla portineria 9 del petrolchimico di Porto Marghera".

Deciso anche il blocco degli straordinari e delle flessibilita? di orario per tutta la settimana (sabato compreso), secondo quanto riferito dai rappresentanti dei lavoratori. "L'iniziativa del giorno 7 proseguira? con due ore di assemblea retribuita alla sede di Confindustria Venezia, al Vega. Come sindacato non possiamo accettare che la controparte si presenti al tavolo delle trattativa mettendo in discussione elementi importanti come la quattordicesima mensilita?, il premio di produzione e il trattamento dei periodi di malattia, come non possiamo pensare che si diminuiscano diritti come i riposi, le ferie e altri istituti contrattuali. Tali richieste porterebbero ad un drastico abbassamento del potere di acquisto dei lavoratori. Dai conti fatti si tratta di una perdita media di circa 2 mila e 500 euro.

Questo atteggiamento, secondo i sindacati punta a raggiungere un altro scopo: "quello di destrutturare il contratto nazionale per derogare sempre piu? le trattative al livello aziendale su aspetti determinanti legati al salario e ai diritti. Come possiamo garantire un salario, in linea con l’aumento del costo della vita, con contrattazioni aziendali? Come possiamo contrattare nelle aziende di piccole dimensioni, salari e diritti? Per questi motivi riteniamo che non si possa rinunciare nella maniera piu? assoluta al contratto nazionale di lavoro. Per questo, se permarranno tali condizioni proseguiremo con le iniziative di protesta in occasione delle fermate per manutenzione delle imprese appaltanti".

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