Lavoratori Enel in sciopero a Mestre e San Donà chiedono assunzioni

Astensione nazionale indetta dalle sigle sindacali confederali Cgil, Cisl e Uil del comparto elettrico. A Venezia presidio di due ore alla sede di via Gabriel Bella

Sciopero a Mestre lavoratori Enel

«Uno sciopero perfettamente riuscito», commentano i sindacati, quello indetto dai confederali nazionali Cgil Cisl e Uil del comparto energia, che ha portato in presidio migliaia di dipendenti di E-distribuzione di Enel in tutta Italia oggi, giovedì 19 novembre, «contro gli appalti al ribasso» del gruppo. A Venezia la protesta è avvenuta con due ore di astensione, dalle 8 alle 10, fuori dalla sede di via Gabriel Bella a Mestre. I lavoratori hanno scioperato anche a San Donà. 

Le ragioni

Una manifestazione per dire «No» all'esternalizzazione della manutenzione in media tensione. «Più del 90% dei lavoratori oggi hanno incrociato le braccia, contro la continua precarizzazione del lavoro, il depauperamento di professionalità, l'abbassamento della qualità del servizio con rischio per i cittadini e i lavoratori», hanno detto le sigle Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil. La mobilitazione è avvenuta nel rispetto delle norme anti-assembramento e i dispositivi di protezione indossati, hanno assicurato dipendenti e sindacati. In tante città d'Italia centinaia di operatori e tecnici della società sono rimasti a braccia incrociate per 4 ore: da Brescia a Palermo, da Napoli a Potenza. In tarda mattinata il segretario nazionale della Cgil Maurizio Landini ha espresso il pieno appoggio alla protesta.

Le richieste

«Dopo oltre un mese di blocco dello straordinario e di assemblee in tutte le sedi operative è arrivato lo sciopero: si tratta delle prime 4 ore di lavoro in E-Distribuzione, società del gruppo Enel con oltre 15 mila dipendenti nel Paese, che svolge l’esercizio della rete elettrica in concessione dallo Stato. Il perdurare dell’indifferenza aziendale - scrivono le sigle - rispetto alle problematiche ha portato alla scelta obbligata, non per avanzare richieste economiche, ma per difendere un servizio pubblico essenziale». E denunciano, «quantità elevate di straordinari - scrivono i sindacati - turni di reperibilità estenuanti (a scapito anche della sicurezza sul lavoro), organici ridotti all’osso e mancanza di programmazione». Le richieste puntano a ottenere: «assunzioni, mantenimento in azienda delle attività principali e blocco dell’utilizzo eccessivo degli appalti, investimenti che riportino l’Italia al centro dell’azione economica dell’azienda, la ripresa di confronti in ogni territorio»

I dati 

A prova di quanto dichiarano, le sigle Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil riportiamo alcuni dati. «Dal 2015 al 2019 la differenza tra pensionamenti e assunzioni porta a circa 3.900 posti di lavoro in meno. Gli investimenti fatti all’estero hanno toccato quota 7.525 milioni di euro contro i 2.422 in Italia. Dal 2018 al 2019 è aumentato il numero delle interruzioni del servizio, da 1.8 a 1.9, e i minuti di interruzione da 47,2 a 48,5. Picchi di straordinari annui pro capite di 900 ore». Come stabilito dalla regolamentazione dello sciopero nel settore elettrico, sono stati garantiti i servizi essenziali.

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