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Educatrici e insegnanti in sciopero a piazza Ferretto, Cgil, Cisl e Uil: «Adesione all'85-90%»

Manifestazione contingentata del personale di 46 scuole d'infanzia e nidi comunali. «Il Comune assuma, non bastiamo». Sindacati: «Chiesti 24 part time, ne hanno assunti 12»

 

Educatori e insegnanti delle scuole comunali condividono con il personale ausiliario e di cucina Ames, «la carenza di personale nei nidi e nelle scuole d'infanzia pubbliche». A distanza di un mese, come avevano fatto i dipendenti della partecipata l'11 novembre scorso, hanno scioperato manifestando in piazza Ferretto a Mestre, mercoledì pomeriggio. I sindacati avevano annunciato l'agitazione il 2 dicembre scorso, nel corso di una commissione comunale riunita per discutere dei problemi sollevati dai dipendenti, alla presenza dell'assessore alle Politiche educative Laura Besio e dell'ingegner Silvia Grandese di Ames.

Un'astensione «molto partecipata - per i sindacalisti Mario Ragno, Uil Fpl, Daniele Giordano, Fp Cgil e Dario De Rossi, Cisl Fp - che ha visto un'adesione all'85-90%, sia dal centro storico che della terraferma, con maestre arrivate anche dal Lido con cartelli e manifesti per «la sicurezza e la difesa dei diritti dei bambini». Il Covid a complicare una situazione descritta già prima, dal personale scolastico, «insostenibile». «I servizi sono rimasti gli stessi, mentre educatrici e insegnanti non bastano, decimate dalle quarantene, trasferite in sedi diverse, chiamate a prolungare le loro prestazioni, lasciate talvolta da sole nei turni pomeridiani con 12, 13 bambini». Un presidio contingentato quello in piazza Ferretto, in emergenza coronavirus, che ha visto la partecipazione di circa un'ottantina di lavoratrici, su 350 circa in tutto delle 46 strutture comunali, nidi e materne. «La maggior parte ha portato la propria solidarietà da casa. Molte sono in malattia o in quarantena - spiegano Ragno e Giordano - una scuola dell'infanzia e tre nidi sono rimasti aperti un tutto, qualche sezione dei nidi ha funzionato grazie al personale non di ruolo, quindi del gruppo jolly o delle supplenti». 

«La carenza di personale è sempre più grande - continuano i sindacati - Avevamo fatto presente, a maggio scorso, la necessità di avere almeno 24 part time in più. Ne abbiamo avuti 12, nonostante i bandi comunali per la ricerca di personale risultino ancora aperti. E ci chiediamo, non poteva essere programmato tutto prima?». Il Comune in commissione aveva ribadito che sono state un centinaio le assunzioni fatte per coprire le necessità scolastiche, «le sostituzioni e le malattie, anche per brevi periodi, assicurando una copertura educativa mai superiore a 6 bambini per un'insegnante». I sindacati e il personale hanno invece denunciato che talvolta, «nei turni pomeridiani, un'educatrice tiene fino a 12, 13 bambini da sola, e questo anche per consentire alle colleghe i recuperi dei permessi che avanzano».

Oggi è anche la giornate di sciopero nazionale dei servizi pubblici. «Abbiamo fatto in modo di far coincidere lo sciopero del personale comunale scolastico in questa giornata, anche se con una manifestazione a parte, per non creare un disagio in più alle famiglie», spiegano dipendenti e sindacati. «Sappiano i genitori che con questo personale l'attività pedagogica è impossibile da fare e gli asili diventano un parcheggio per i loro piccoli. Troviamo - concludono - che i bambini in emergenza Covid dovrebbero avere gli stessi diritti degli altri e che l'amministrazione debba considerare questa partita come una fra le prioritarie in cui investire».

«Ho portato la mia solidarietà alle insegnanti degli asili e delle scuole dell'infanzia del Comune di Venezia - scrive la consigliera Monica Sambo - Va a loro il più grande ringraziamento per aver garantito in questi anni un servizio di grande qualità. Ribadisco la nostra contrarietà al continuo spostamento del personale. Inoltre, non è pensabile che in alcuni momenti una sola educatrice debba occuparsi di 12 o più bambini. Oltre al problema della sicurezza è evidente che in questo modo si abbassa inevitabilmente la qualità dell'offerta pedagogico-didattica, trasformando quello che negli anni passati era considerato un servizio d'eccellenza in un mero parcheggio».
 

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