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Ilnor, lavoratori sulle barricate: "Qui i camion da Brescia non entrano, sciopero a oltranza"

I dipendenti hanno deciso di non spostarsi dai cancelli della fabbrica di Scorzè. La proprietà ha annunciato che dal 1 aprile tutto sarà trasferito in Lombardia. Ballano 100 posti di lavoro

"Sciopero a oltranza e stato di assemblea permanente. Se non dovesse bastare ci incateneremo ai cancelli della fabbrica". Rispondono così i 100 lavoratori della Ilnor di Gardigiano di Scorzè all'annuncio di chiusura dell'azienda veneziana di produzione di laminati, arrivato come una doccia fredda lunedì da Brescia, dove si trova la sede centrale della Gnutti Metalli, di cui la società fa parte dal 2010. Dal 1 aprile la proprietà intende spostare tutta la produzione in Lombardia. Risultato: o si accetta il trasferimento o si rimane a casa con cassa integrazione a zero ore.

LINEA DURA - "Hanno disatteso tutti gli accordi presi il 25 gennaio scorso, dove con la Regione avevamo sottoscritto una cassa integrazione per 25 lavoratori, l'uscita concordata di altri 10 e la salvaguardia del capannone a Gardigiano, con il proseguio dell'attività - attacca Giuseppe Minto della Fiom. - Quella di chiudere i battenti nel Veneziano è una notizia arrivata come un fulmine a ciel sereno. Del resto - prosegue - già qualche lavoratore la settimana scorsa mi chiamava allarmato raccontandomi di strane uscite di merce dal magazzino, in partenza verso Brescia. Non siamo rimasti ad aspettare, come sindacato. Abbiamo chiesto lumi alla dirigenza. E per tutta risposta ci è stato detto che l'azienda avrebbe sospeso l'attività per inventario qualche giorno, alla fine di marzo. Una 'mezza verità' che non sembrava stare in piedi. E che siamo andati ulteriormente a verificare. La conferma dei timori è arrivata ufficialmente lunedì. Con la affermazione giunta dalla sede centrale di Brescia, dell'intenzione di portarsi via entro un paio di mesi tutta la produzione di laminati in metallo di Scorzè. Per i 100 occupati, dopo che sarà passato il periodo di transizione e la cassa integrazione a zero ore, ora non resta che una strada - precisa il sindacalista Fiom - accettare di trasferirsi in Lombardia o perdere il posto di lavoro".

IL COMUNE - Davanti ai cancelli con gli operai anche il sindaco di Scorzè, Giovanni Battista Mestriner, che ha dichiarato che in questo caso si parla di "questioni di ordine pubblico, non solo economiche. Il Comune ha chiesto al prefetto di coinvolgere il governo: la scelta della proprietà di chiudere lo storico stabilimento della Ilnor è sorprendente, soprattutto dopo mesi passati a parlare di piani industriali e di rilancio. Tutta la vicenda ha contorni poco chiari".

INCONTRO AL MISE - I lavoratori hanno in serbo proteste anche eclatanti, pur di mantenere viva l'attenzione su di loro. Dalle parole di Giuseppe Minto della Fiom traspare tutta l'amarezza e "la rabbia per la fiducia riposta negli accordi precedenti, dopo centinaia di ore di sciopero e manifestazioni negli anni passati, il tutto per scongiurare la perdita della fabbrica di Gardigiano e che ora se ne sta andando in fumo". Uno scorcio di speranza arriva dal Ministero dello Sviluppo economico: "Andremo a Roma per farci ascoltare il prossimo 12 aprile", conclude il sindacalista. Intanto i 100 dipendenti hanno deciso che dalla fabbrica non si muoveranno. Il presidio a Gardigiano di Scorzè è previsto ad oltranza.

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