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Sciopero Poligof Mira, 3 novembre

Sciopero Poligof Mira, 3 novembre

Sciopero Poligof Mira, c'è uno spiraglio: l'azienda ha fissato un incontro

Duecentoquaranta a braccia incrociate davanti al cancello. Sindacati e rsu saranno al tavolo con l'ad Luca Parolari il 5 novembre. Interpellanza del senatore Ferrazzi. Garanzie dall'assessore Donazzan al sindaco Dori

Martedì 3 novembre è stato il quinto giorno di sciopero, fatto per due ore a turno dal 28 ottobre, alla Poligof di Mira, l'ex Pansac che impiega 240 lavoratori del territorio. Questa volta l'astensione è stata accompagnata da un'assemblea all'aperto, davanti ai cancelli, dalle 13 alle 15, per decidere se prolungare e aumentare le ore di agitazione, assieme alle sigle confederali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil e la rsu. L'amministratore delegato Luca Parolari, che non aveva finora risposto alle richieste delle parti sociali di riprendere le trattative interrotte, avrebbe chiesto nel pomeriggio un tavolo con i rappresentanti del lavoro, giovedì 5 novembre.

Il motivo della rottura è stato la nuova organizzazione del lavoro stabilita dall'ad, «che ha ridotto», spiegano rsu e sindacati, i dipendenti nelle linee. In Poligof ci sono tre reparti: il nuovo Mira 2, il Goffrato e il Tnt, per 20 linee circa di produzione in ciascuno, nelle quali si svolge la produzione del film plastico e del tessuto degli assorbenti igienico sanitari. «Sappiamo che il fatturato dell'azienda è in salute, sono stati programmati investimenti per la manutenzione dei macchinari e l'automatizzazione. Non siamo contrari alla tecnologia e non guardiamo ad essa come a un rischio, se accompagnata da una specializzazione del lavoro di fronte ai nuovi processi», dicono i segretari Davide Stoppa, Giuseppe Coco e Cristian Tito delle tre rispettive sigle.

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Oggi ogni addetto deve caricare sacchi di resina da 25 chili su un manipolatore, affinché vengano lavorati per fare il materiale plastico e seguirlo lungo tutta la linea, fino a ottenere bobine di varie misure, prestampate, pronte per essere tagliate. Ci sono linee che lavarano solo il film plastico. Altre che devono unire alla plastica il tessuto. E qui di solito lavorano due operatori, anche perché occorre tenere d'occhio e caricare il colore, controllare la stampa, il taglio e caricare la linea. Se l'operatore resta da solo, come l'amministrazione della società avrebbe stabilito, il procedimento diventa più faticoso, spiegano gli addetti, nessuno vede se per caso ci si fa male, e inoltre, dicono: «formare una figura jolly che si sposti fra vari reparti in questo momento, è contro la sicurezza, viste le disposizioni anti Covid». «Che senso ha anticipare la nuova organizzazione prima di fare gli investimenti? - Chiedono sindacati e dipendenti - Così ci troviamo in meno su macchine obsolete a lavorare di più». Altra questione sarebbe stata la frase "sibillina" che avrebbe pronunciato l'ad Parolari, durante la discussione con la controparte: «O si fa come dico io, o porto tutta la produzione all'estero». Dipendenti e sindacati hanno commentato: «di questi tempi non si deve dire neppure per scherzo», incrociando poi le braccia per ottenere una smentita ufficiale dall'azienda.

«Ho sentito l'amministratore delegato al telefono e mi ha rassicurato - ha detto il sindaco di Mira Marco Dori, anche lui ai cancelli della fabbrica sulla Romea, martedì mattina - Sappiamo quello che hanno passato questi lavoratori. Non vogliamo rivivere quelle situazioni - si riferisce al fallimento e all'acquisto dell'ex Pansac - L'ad ha garantito che la delocalizzazione non c'è. L'amministrazione comunale ha chiesto di tornare a parlarsi con il lavoro, perché abbiamo famiglie che hanno bisogno di un futuro. La Regione, con l'assessore al Lavoro Elena Donazzan, ha manifestato attenzione per la situazione e ha parlato dell'apertura del tavolo di crisi se necessario». Alla Poligof anche il consigliere regionale del Pd, Jonatan Montanariello, che ha sottoscritto una mozione assieme alla consigliera Pd Francesca Zottis, rivolta alla giunta Zaia. Autore di un'interpellanza è infine il senatore veneziano del Pd Andrea Ferrazzi, che ha inviato al ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, e a quello del Lavoro, Nunzia Catalfo, per sapere se: «siano a conoscenza di quanto riportato e quali urgenti iniziative intendano porre in essere, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, al fine di individuare ogni possibile soluzione tesa a salvaguardare i livelli occupazionali di un’attività industriale di tale rilievo, dando una prospettiva certa ai lavoratori e alle loro famiglie».

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