Sciopero del 7 ottobre, probabili due cortei: «Il porto si sta spegnendo»

Le sigle Cgil, Cisl e Uil in assemblea per decidere le modalità del blocco. Lavoratori: «La lotta? Una necessità. Mai visto tanto vuoto in Marittima. Dipendenti senza contratto nazionale da un anno e mezzo»

Marittima a Venezia, 28 settembre 2020

Terminal 103 in Marittima, al porto di Venezia. Dal piano rialzato, guardando attraverso le ampie vetrate, l'acqua della laguna è piatta da sembrare olio. Per i lavoratori del porto di tutte e 3 le sigle sindacali, Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, è la quiete prima della tempesta: lo sciopero è stato proclamato per il 7 ottobre e oggi, lunedì 28 settembre, nella loro assemblea hanno iniziato a definire le modalità dell'astensione con il blocco di tutto lo scalo marittimo. Si parla di due cortei. Uno in centro storico. L'altro dal porto verso Mestre. «Vogliamo coinvolgere tutta la città», dicono lavoratori e delegati, «porteremo anche famiglie e figli piccoli. Il porto si sta spegnendo. Venezia vuole lavorare», è il loro grido d'allarme. L'organizzazione diverrà definitiva nei prossimi giorni, dopo il passaggio con la prefettura e i permessi. «Prima del Covid qui era pieno di navi bianche - dice Mauro Piazza, ex lavoratore, guardando la laguna -. I colleghi di Vtp (Venezia terminal passeggeri) lavoravano, l'indotto funzionava, il turismo portava lavoro e faceva girare l'economia. È come se il Covid stesse accelerando un processo graduale di scomparsa del porto, forse qualcuno qui ha già messo una croce sopra».

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«La compagnia Costa crociere sta muovendo i primi passi e provando a uscire dalla crisi, ma Venezia nei suoi programmi non c'è - spiega Renzo Varagnolo della Filt Cgil Veneto - E non si vede nulla neppure per il 2021. Abbiamo tutto il personale della crocieristica in cassa integrazione da marzo. Ma inizia a soffrire anche il porto commerciale. Così non si può andare avanti. Il commissario Pino Musolino annuncia la partenza degli scavi, ma non si è vista draga a togliere i fanghi. Il protocollo non c'è, in compenso l'Agenzia per la laguna parla di un corpo di esperti scelti a guidare manutenzione e Mose, pare da Roma, ma che dovrà essere formato per concorso. Intanto è tutto in mano a un commissario - Elisabetta Spitz - e non si ha traccia di una programmazione generale per il Mose, compatibile con le attività del porto. Non vogliamo essere parte in causa - conclude il sindacalista - della crisi istituzionale e politica a livello locale o nazionale. Non staremo a guardare. La lotta è ormai una necessità». 

Il calo e le difficoltà riguardano, a Venezia e Chioggia, anche per il porto commerciale. L'immobilismo sembra figlio delle scelte che sulla laguna la politica non vuole fare in mancanza di linee guida nazionali - rincara Marino De Terlizzi della Fit Cisl - Vogliamo lavorare e produrre rispettando la salvaguardia dell'ambiente. C'è bisogno di capire se l'Autorità rinnoverà le concessioni in scadenza per le compagnie portuali, servono decisioni definitive o non ci saranno investimenti: la morte lenta - spiega De Terlizzi - . Con chimici e metalmeccanici non ci sono contrapposizioni, ma è chiaro che questa crisi coinvolgerà tutto il lavoro e interi settori e serve la sensibilità di ogni sigla. Non è che non ci siamo mossi prima: ai tavoli c'eravamo, abbiamo cercato il dialogo con le istituzioni, quelle locali, Regione e Comune, al governo rispettivamente da 5 e 8 anni, e a livello ministeriale».

«Gli scavi per la manutenzione non sono mai stati un fatto straordinario. Ora dicono che scavano, scrivono che verrà fatto, ma la situazione non sta cambiando - spiega Andrea D'Addio della Uiltrasporti - . Ci mancava il Mose, tenendo sollevate le paratoie avremo le navi sotto sequestro. Abbiamo una cinquantina di lavoratori precari che temiamo di perdere, dopo anni. Lavorano nelle navi mercantili e anche sulle crociere». Per Toni Cappiello, sindacalista Cgil in pensione: «la conca di navigazione è inadeguata, è fuori asse, avremo un problema non solo per il pescaggio delle unità che entrano in porto, ma anche per la lunghezza, in quanto non potranno fare manovra. Qui si è venuta a creare la "tempesta perfetta" - afferma ricordando il titolo del film - Il progetto è sbagliato, le concessioni degli imprenditori internazionali sono in scadenza senza certezze e i lavoratori sono senza contratto nazionale da un anno e mezzo. Musolino è solo un commissario e non abbiamo più una autorità vera, perciò ci sono tutte le condizioni perchè avvenga il declino in pochissimo tempo: oltre 20 mila posti di lavoro in fumo e i porti di Venezia e Chioggia in crisi: sono le attività economiche più importanti della provincia».

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