"Per una scuola degna", dalla stazione di Mestre la prima manifestazione dell'anno

Gli studenti si ritroveranno venerdì 7 ottobre, a partire dalle 9: continueranno la propria battaglia contro la "Buona Scuola" e la figura del "preside-sceriffo"

Assemblea di preparazione della manifestazione (Coordinamento Studenti Medi Venezia-Mestre)

Da Trento a Napoli, riprende la "stagione" dei cortei studenteschi. E non poteva certo mancare Venezia, con un grande corteo che muoverà dalla stazione ferroviaria di Mestre venerdì prossimo, 7 ottobre. Si riparte da dove la protesta si era interrotta, ossia dalla “rivendicazione del diritto di vivere una scuola degna e contro la riforma vigente della Buona scuola”.

LE RAGIONI DELLO SCIOPERO - "Non vogliamo che la legge 107, approvata poco più di un anno fa - spiegano dal Coordinamento degli Studenti Medi di Venezia-Mestre - sia subita passivamente dagli studenti. Non vogliamo che la figura di preside-sceriffo si affermi e che il tempo e il silenzio la legittimino, andando incontro ad una scuola che vede il dirigente scavalcare gli organi democratici e i diritti di studenti e professori, ignorando e reprimendo il dissenso e premiando invece con aumenti di stipendio i professori più “fedeli”. Non vogliamo che lavorare gratis per 70 ore all’anno per enti privati all’interno dei programmi di Alternanza Scuola-Lavoro diventi normale, continuando a sacrificare studio e interessi personali per sottostare alla struttura della scuola-azienda imposta da Renzi, illudendoci che questa sia una misura per diminuire gli alti tassi di disoccupazione giovanile".

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"Non vogliamo - continuano - che si smetta di parlare della legge “Buona Scuola”, perché nei due anni di lotte portate avanti contro di essa, non siamo ancora stati ascoltati. Non vogliamo che si continuino ad utilizzare fondi per la costruzione di grandi opere inutili e dannose, riducendo invece al minimo i finanziamenti alla scuola pubblica. Vogliamo che la nostra città investa nei giovani, nel nostro presente e nel nostro futuro. Che si mettano in pratica delle politiche sociali che non facciano spendere alla famiglia di ogni studente centinaia di euro all’anno a causa della lobby delle case editrici di libri scolastici e degli alti costi dei mezzi pubblici. Vogliamo più spazi in città dedicati ai giovani, alla loro crescita e formazione personale, che fungano da punti di incontro e dialogo".

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