È sciopero di 24 ore del trasporto aereo

Indetto il 25 febbraio in un comparto che non conosce flessione. Più di 1400 licenziamenti in Air Italy. Una legge sull'astensione «obsoleta e da 20 anni provvisoria». Disagi possibili al Marco Polo

Aeroporto Venezia, archivio

È sciopero nazionale di 24 ore proclamato per il 25 febbraio, dalla mezzanotte, di tutto il personale dipendente delle compagnie del trasporto aereo, con possibili disagi anche al Marco Polo di Venezia. Un settore, spiegano le sigle che vi aderiscono Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto aereo, che non conosce flessione, ma nel quale «le condizioni di chi lavora continuano a peggiorare». Stipendi inadeguati, dumping, peggioramento della qualità dell'offerta commerciale e della qualità del lavoro e delle relazioni industriali. Una liberalizzazione senza regole che ha permesso a un settore di punta della nostra economia di degenerare, assieme al crollo incontrollato delle tariffe dei servizi, spiegano le sigle nei volantini di protesta.

«Restano tutti i problemi che hanno generato la crisi della principale compagnia italiana cioè il gruppo Alitalia, e nulla fa presagire che si chiuda senza impatti sul lavoro, in termini di esuberi, di tagli al costo del lavoro e alle imprese dell'indotto. La società ha attualmente in cigs (cassa integrazione straordinaria) migliaia di lavoratori, personale di terra e di volo, che pesano da anni e aggravano un quadro già critico».

C'è il problema del fondo volo. Ora i sindacati chiedono che questo salvadanaio che ha sostenuto i lavoratori di Alitalia in primis, venga garantito e non corra il rischio di venir fagocitato nell'Inps. «Si perderebbe la capacità di gestire e indirizzare correttamente questo fondo», dove attualmente mancherebbero soldi all'appello. «Il trasporto aereo cresce e si autoregola però per i lavoratori della filiera il tutto è precario e i guadagni non sono adeguati al sistema - dice Ivano Traverso della Cisl Trasporti - Air Italy è lo specchio di gestioni fallimentari, troppe compagnie sulle stesse destinazioni, manca una diversificazione strategica».

E in primo piano torna la legge 146 del '90 che disciplina lo sciopero nel comparto. «Vent'anni di regolamentazione provvisoria aggiuntiva mai attualizzata, una normativa che sta rendendo inutile qualsiasi tipo di vertenza, in cui le società possono comandare senza criterio vanificando ogni azione sindacale. Chiediamo che parti sociali e governo affrontino la questione. Serve contemperare e rimettere in equilibrio la tutela di due diritti fondamentali: l'astensione e la mobilità, centrali nella Costituzione».

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