Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca Marghera / Via della Chimica

Sciopero Versalis: «Il cracking va riconvertito non chiuso». Piani Eni: «Marghera è centrale»

Volantinaggio e assemblea al capannone del Petrolchimico lunedì. Sindacati: «Gli investimenti più massicci non sono previsti qui». La società: «470 milioni di euro a Venezia per l'hub logistico»

La lunga coda all'ingresso della portineria 9 del Petrolchimico di Porto Marghera lunedì 10 maggio

Due ore di code e disagi stamattina sulla rotonda della Romea iin direzione interporto e verso Malcontenta e via della Chimica, dov'era in corso dalle 7 alle 8.30 un volantinaggio dei lavoratori di Versalis in sciopero contro la chiusura del cracking di Porto Marghera annunciata da Eni per il 2022. «L'impianto non va fermato, ma riconvertito e innovato - affermano le sigle Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil che hanno proclamato l'astensione di 8 ore». Dalle 8 i lavoratori hanno partecipato a un'assemblea al capannone del Petrolchimico.

«La perdita dei posti di lavoro non è compensata dagli investimenti che Eni farà qui - sostengono Davide Camuccio di Filctem Cgil, Giuseppe Callegaro di Femca Cisl e Cristian Tito di Uiltec Uil -. La società afferma che Venezia è al centro della transizione, ma l'innovazione dell'alimentazione dei forni del cracking, da virgin nafta a gas, Eni la farà in Francia. Il progetto green refining per la produzione di idrogeno è il completamento della Bioraffineria concordato nel 2012, che doveva entrare in funzione nel 2016. E lo steam reforming sarebbe dovuto entrare già in marcia, anche per produrre idrogeno. Il parco criogenico era nell’accordo del settembre 2012 e doveva occupare 30 dipendenti, mentre oggi si parla di 18 unità». Per i sindacati, «la produzione di alcol l'isopropolico è vecchia e il riciclo meccanico delle plastiche - sostengono - è una lavorazione che non prevede l'impiego di professionalità. A Mantova l'impianto pilota per ricavare oli da usare al posto della virgin nafta - secondo le sigle - alla fine sarà un brevetto che Eni venderà». Lo sciopero del 10 maggio è il primo dopo la crisi del 2014 e l'annuncio della vendita del cracking al fondo SK Capital nel 2016.

«Porto Marghera resta il pilastro centrale della strategia di trasformazione di Eni», aveva detto nel corso dell'audizione alla Camera Giuseppe Ricci, direttore generale Energy Evolution. «Ammonta a 470 milioni di euro l'investimento stimato per la trasformazione di Porto Marghera - secondo l'ad di Versalis, Adriano Alfani - di cui 157 destinati al consolidamento dell'hub logistico, al nuovo impianto di alcool isopropilico, al primo polo di riciclo meccanico avanzato delle plastiche e a un competence center di manutenzione. Alla Bio-raffinazione sono destinati 191 milioni e al waste to fuel 100 milioni. Inoltre sono previsti: la realizzazione di un deposito di Gpl criogenico (15 milioni), la costruzione di una Eni station con idrogeno a Mestre (3,7 milioni)». Ricci ha detto in quella sede che «il progetto di trasformazione di Marghera consentirà di mantenere l'attuale occupazione diretta e di abbattere di oltre 600.000 tonnellate all'anno le emissioni di CO2. Delle 353 nuove persone occupate, 176 sono previste per il consolidamento dell'hub logistico, che continuerà a garantire l'integrazione con le realtà industriali a valle». Domani, 12 maggio, previsto al Mise il primo tavolo della chimica voluto, tra gli altri, dal senatore Pd Andrea Ferrazzi.

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