"Gli utili del Cvn commissariato e delle imprese siano accantonati fino alle sentenze"

L'ha deciso il Consiglio di Stato con l'obiettivo di preservare la fase di costruzione del sistema di paratoie mobili dal rischio corruzione: "Nell'interesse dell'amministrazione"

Niente soldi alle imprese consorziate derivanti dagli utili determinati dalla gestione commissariale del Cvn. L'ha deciso il Consiglio di Stato, dando il "la" a una stretta alle misure anticorruzione riguardanti la costruzione del Mose. "E' prioritario - scrivono i giudici - assicurare la conservazione dei proventi dell'eventuale corruzione, in attesa della definitiva sentenza penale". Quindi nessun utile alle imprese derivanti dal Cvn e anche gli utili di quest'ultime dovranno essere accantonati

La decisione dei giudici

Insomma, il Consiglio di Stato intende tenere al riparo da eventuali ulteriori scandali i soldi che ci sono in cassa. I giudici, riformando la sentenza del Tar Lazio del 2016, hanno confermato la legittimità del provvedimento adottato dal prefetto di Roma che - in applicazione della misura della straordinaria e temporanea gestione del contratto - aveva ordinato ai commissari di accantonare tutti gli utili derivanti dall'esecuzione commissariale del contratto, anche se spettanti alle imprese consorziate che non erano parti del contratto di concessione.

"Difendere i proventi dalla corruzione"

"La ratio della norma - si legge nella sentenza - è quella di consentire il completamento dell'opera nell'esclusivo interesse dell'amministrazione concedente mediante la gestione del contratto in regime di 'legalità controllata'. Ciò al fine di scongiurare il paradossale effetto di far percepire, proprio attraverso il commissariamento che gestisce l'esecuzione del contratto, il profitto dell'attività criminosa". La separazione giuridica tra il Consorzio e le imprese che ne fanno parte - continua il Consiglio di Stato - non è circostanza in grado di paralizzare l'effetto anticorruttivo della disposizione di legge e il conseguente congelamento degli utili, che deve necessariamente estendersi a tutti coloro che eseguono i lavori per conto del Consorzio Venezia Nuova, essendo prioritaria la conservazione dei proventi dell'eventuale corruzione, in attesa della definitiva sentenza penale".

Il ricorso al Consiglio di Stato

A presentare ricorso contro la sentenza del Tar erano stati l'Anac-Autorità Nazionale Anticorruzione e la Prefettura di Roma: la prima, a seguito delle vicende di carattere penale che hanno interessato gli ex amministratori del Consorzio Venezia Nuova, chiese nel 2014 al prefetto di Roma di applicare al Consorzio Venezia Nuova la misura di straordinaria e temporanea gestione per gli appalti per il Mose; il prefetto accolse questa richiesta e successivamente il 22 gennaio 2016 estese anche alle imprese consorziate l'accantonamento degli utili imposto al Consorzio Venezia Nuova

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