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Dichiarato il fallimento dell'ex centro Tom di Santa Maria di Sala

La sentenza del tribunale, 170 dipendenti temono il licenziamento collettivo. L'ad Greselin: «Una montagna di debiti. Ora cerco un investitore interessato». I sindacati: «Le cose andavano male da tempo»

Centro Tom, foto di archivio

Il tribunale di Venezia ha messo la parola "fine" alla vicenda dell'ex centro Tom Tommasini di Santa Maria di Sala, con una sentenza di dichiarazione di fallimento del 2 febbraio. Nell'udienza del 12 gennaio scorso l'amministratore delegato in carica Jimmy Greselin aveva chiesto una proroga dei termini per la presentazione del piano del concordato, al fine di mettere nero su bianco gli impegni dell'azienda nonostante le difficoltà del Covid. Ma questo piano, al successivo appuntamento in tribunale fissato il 28 gennaio, e a 7 mesi dalla richiesta di luglio, non è stato presentanto. «La montagna di debiti era enorme - ha commentato Greselin - sarebbero serviti decenni per ripianarla».

La sentenza parla di 39 milioni di euro, a fronte di un attivo potenziale di 15 milioni (immobili, merci, ecc, non è specificato). Per Greselin, «tutto il possibile è stato fatto», ma nella sentenza si legge che i problemi erano iniziati nel 2018, quando «la fusione della Dubai holding nella Tommasini spa, oggi Tom Village, doveva portare nel conto bancario della Emirates Ndb di Dubai un versamento di quasi 8 milioni di euro, ma così non è stato». La sentenza parla anche di «fatture per operazioni inesistenti: quasi 4 milioni di euro». Dall'investitore di Dubai in poi, nel 2016, la strada per il centro Tom è stata tutta in salita, nonostante i propositi dell'emiro che aveva parlato di «nuovi posti di lavoro». È probabile invece il licenziamento collettivo di circa 170 famiglie. «Continuerò a lavorare al fine di trovare un investitore interessato che assuma i dipendenti - ha commentato l'amministratore - e non è detto che non si trovi a breve. L'obiettivo è quello di ripartire prima possibile per evitare di non aprire più».

Duri i sindacati, che hanno manifestato il sospetto che tutto fosse premeditato. Già le cose andavano male, quando l'amministratore precedente Luigi Ardizzoni ha lasciato l'estate scorsa. Lì c'è stata la cassa integrazione di tutti i lavoratori, mentre per 70 c'era stato il trasferimento al ramo d'azienda, la società Clt, che poco più tardi avrebbe fatto perdere le proprie tracce. Di fatti alla fine del 2020 il responsabile di quel ramo si è dimessa dall'incarico e gli addetti hanno perso lo stipendio e anche la copertura dell'ammortizzatore sociale, fortunatamente non i diritti maturati con il Tom Village.

Poi sono arrivati tre nuovi gruppi, Hallo Sport, Vicotex e Loutre, come rami d'azienda. Il tribunale dovrà esprimersi sulla possibilità per loro di continuare a restare negli spazi del Tom Village. In quei negozi è passata solo una decina di ex lavoratori Tom, perché sindacati e avvocati avevano avvertito della presenza, nel contratto di assunzione, di una clausola di rinuncia agli stipendi avanzati dal Tom Village e a parte del trattamento di fine rapporto. «Bene abbiamo fatto a scoraggiare i nostri assistiti - ha commentato l'avvocato Irene Tramontan, legale di 13 lavoratori - ora non potrebbero insinuarsi nel fallimento e chiedere ciò che a loro spetta, oltre a non poter vantare il trattamento di fine rapporto dall'Inps che, ricordiamo, sono comunque risorse pubbliche utilizzate per pagare quello che il privato non versa per via del fallimento».

A questi dipendenti resta la Naspi (per due anni), pari a una disoccupazione del 75% dello stipendio percepito e, si spera, i corsi di formazione con i fondi regionali, «per sperare che qualcuno si reinserisca al lavoro». «Sono dispiaciuta - ha commentato F. F., dipendente da 34 anni e rsu della Cgil - Sono cresciuta dentro Tom. Una realtà importante per tutto il territorio, che ha dato da mangiare a tante famiglie. Nessuno poteva pensare che sarebbe finita così». I sindacati pensano a una manifestazione di tutta la città nei prossimi giorni. Il sindaco Nicola Fragomeni è preoccupato per la tenuta sociale ma anche speranzoso. «Forse c'è qualche società che potrebbe subentrare».

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