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Processo Aspide, 220 anni al clan mafioso per usura ed estorsione

Il boss dell'organizzazione camorristica, che "spolpava" le aziende fornendo prestiti a tassi esorbitanti per poi acquisirne il controllo, condannato a 20 anni. "Vittime" in tre province

Non c'erano dubbi riguardo la penetrazione di cellule della malavita organizzata casalese nelle imprese del Nord Italia. Non stupisce quindi la condanna di un gruppo di camorristi, dato che tutte le procure venete avevano da tempo messo in allarme le forze dell'ordine e il mondo imprenditoriale.

Ciò che fa scalpore è l'entità del gruppo e della condanna per associazione per delinquere di stampo mafioso, il secondo caso da queste parti dai tempi della Mala del Brenta: 22 imputati per una pena complessiva di 215 anni di galera. Non ha usato mezze misure, e ha accolto la richiesta del pm, il giudice veneziano Barbara Lancieri che venerdì ha punito i capi dell'organizzazione con 20 anni ciascuno. Loro, legati all'associazione di consulenza finanziaria "Aspide" con sede a Padova, avevano messo in piedi un giro di prestiti "a strozzo" dagli interessi esorbitanti per un centinaio di imprenditori del Nordest.

Padova, Treviso e Venezia le province dove il gruppo aveva messo radici. Le modalità di penetrazione non sono dissimili da quelle di altre zone dell'Italia, ritenute più "a rischio". La banda metteva sul piatto liquidità che, in momenti di disperazione finanziaria, facevano gola agli imprenditori veneti. Quando non riuscivano a ripagare gli interessi impossibili richiesti, dovevano cedere rami d'azienda o l'intera società agli uomini di camorra. A capo di tutto, secondo il giudice, c'era Mario Crisci detto "il dottore" e due esattori come braccio destro.

Poi gli altri membri tra cui tre donne, tutti condannati con pene comprese tra i 17 e i 5 anni. A registrare il primo successo del processo è stato il pm Roberto Terzo, coordinatore delle indagini, durate più di due anni, degli investigatori della Direzione antimafia di Padova.


Il primo tassello era stato apportato quest'estate, quando l'accusa aveva chiesto 20 anni di carcere per Crisci e, a cascata, le pene minori per i componenti di tutta l'organizzazione. Usura, associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, sequestro di persona, minacce le accuse mosse dal pm in sede di requisitoria. Ora si attende il prossimo giudizio. Il legale di Crisci infatti avrebbe già fatto sapere che ricorrerà in appello.

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