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Referendum sulla separazione di Venezia e Mestre? 7 cittadini su 10 sono favorevoli

È il risultato di una ricerca condotta su un campione di 600 persone, di età e livelli di istruzione differenti. Già raccolte 9mila firme, sufficienti per la consultazione

Settemila firma raccolte in terraferma, duemila in laguna, superata per la quinta volta la soglia per indire un referendum. Anzi, il referendum, quello degli autonomisti, per la separazione di Venezia e Mestre. E i separatisti, come riportano i quotidiani locali, si dicono fiduciosi che la consultazione si farà e, soprattutto, che questa volta raggiungeranno il proprio obiettivo.

600 interviste telefoniche, commissionate dalla Fondazione Ca' Foscari, hanno messo in luce una tendenza ben precisa dei cittadini, che ritengono fondamentale che si vada al voto: nessuna specifica sulla propensione al sì o al no, ma l'idea chiara che sia un dovere e un diritto dei cittadini esprimersi su una questione tanto delicata. La ricerca mette in luce che l'iniziativa referendaria ha più presa sulle persone con un livello di scolarizzazione più basso (l'80% con la sola licenza elementare è favorevole), mentre i laureati sono meno favorevoli alla consultazione, con il favore che scende al 68,9%.

Se il referendum dovesse andare in porto, e con esso la divisione tra le due città, la giunta decadrà ai sensi della legge. Una normativa del 1960, infatti, prevede che se la divisione riduce di un quarto la popolazione, allora la giunta cade d'ufficio. La speranza dei separatisti è che già a novembre si possa andare al voto.

I PRECEDENTI - Nelle 4 passate consultazioni, i separatisti sono dovuti uscire a testa bassa. Il primo tentativo nel 1979, quando la separazione venne bocciata dal 72% dei votanti. Nell'89 si raggiunse il 57% dei no, mentre nel 1994, con alla guida della città Massimo Cacciari, toccarono quota 56%. In 15 anni la forbice si è ristretta, quindi, sebbene nell'ultima circostanza, nel 2003, la partecipazione si fermò al 39% e non si raggiunse il quorum.

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