Tangenti, sequestrate le quote dell'ex società di Ca' Sagredo: "Siamo aperti, non c'entriamo"

In manette 21 persone per un'indagine della Finanza di Monza. Per evitare distrazioni requisite quote per 75 milioni dell'ex società dell'hotel. Lain: "Andiamo avanti come sempre"

"L'albergo è aperto, il bilancio è in attivo. Non c'entriamo nulla". La notizia piomba come un macigno in laguna lunedì mattina: "Sequestrato l'hotel Ca' Sagredo a Venezia", battono le agenzie. Si tratta dello stesso splendido palazzo sul Canal Grande che fino a pochi giorni fa ospitava "Support", l'opera monumentale di Lorenzo Quinn. Inevitabile una eco di respiro nazionale. Una telefonata al centralino e si scopre che invece è tutto funzionante: "E' una giornata come le altre, nulla di strano", si sottolinea cadendo dalle nuvole. Anzi, è la stessa direttrice dell'albergo, Lorenza Lain, a dirsi allibita: "La gestione di Ca' Sagredo fa capo a me - spiega - il vecchio proprietario, il geometra Giuseppe Malaspina, non lo è più da anni. Nessuno ci ha notificato nulla". 

Sequestro delle quote dell'ex società di Ca' Sagredo

Allora che è successo? Le fiamme gialle di Monza e Brianza hanno scoperchiato un presunto giro di tangenti per lavori pubblici, contestando anche l'associazione a delinquere nei confronti di 21 persone (una trentina gli indagati). La "mente" del sistema secondo gli inquirenti sarebbe stato proprio quel Malaspina che fino a qualche tempo fa possedeva anche Ca' Sagredo e che da oggi si trova in carcere. I militari avrebbero ricostruito una serie di operazioni societarie fraudolente di natura distrattiva concepite per preservare dalle pretese dei creditori il patrimonio della società che controllava proprio Ca' Sagredo. 

Requisizione per 75 milioni di euro

Sarebbero state pronte a scattare girandole di quote e ragioni sociali pur di mantenere l'albergo sotto il cappello di Malaspina. Un piano che sarebbe stato bloccato ad aprile 2017, quando la guardia di finanza avrebbe eseguito un decreto di sequestro preventivo d'urgenza emesso dalla Procura brianzola, cautelando (e quindi bloccando) le quote della società per un valore di circa 75 milioni di euro, come prodotto e/o profitto di bancarotta fraudolenta. Una requisizione confermata poi dal Tribunale del riesame e dalla Corte di Cassazione. In questo modo la magistratura ha voluto cautelarsi dal rischio di trovarsi di fronte a una scatola societaria vuota, con le quote di controllo di Ca' Sagredo finite in altre realtà controllate da Malaspina. "Noi siamo indipendenti e autonomi e con un bilancio in attivo - sottolinea sul punto Lorenza Lain - I rapporti con i curatori fallimentari sono ottimi e vi è una buona collaborazione al fine di mantenere la piena operatività e l'autonomia dell'hotel".

L'intera indagine

Questa è solo la "partita veneziana" dell'operazione "Domus Aurea", che ha interessato diverse città italiane: in tutto sono stati sequestrati beni e disponibilità finanziarie per 95 milioni di euro. I ventuno arrestati devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata a reati tributari e fallimentari, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e corruzione. Oltre alla provincia di Monza e Brianza sono state coinvolte da blitz le province di Milano, Lecco, Bologna, Asti e Reggio Calabria. 

Distrazioni patrimoniali per 234 milioni di euro 

L'inchiesta è partita nel 2014 dopo la presentazione di un esposto presentato da parte di alcuni esponenti di una lista civica di opposizione del comune di Correzzana in Procura a Monza: nel mirino un presunto episodio di corruzione riguardante alcuni lavori pubblici nella cittadina brianzola e risalente al maggio 2010. Secondo quanto denunciato, il primo cittadino avrebbe omesso di riscuotere fidejussioni divenute esigibili in seguito alla mancata realizzazione di opere di urbanizzazione da parte dell'imprenditore Giuseppe Malaspina ricevendo tre immobili poi acquistati da due società di Malaspina a un prezzo vantaggioso. Da qui i finanzieri monzesi, guidati dal Colonnello Massimo Gallo, sono partiti per ricostruire un articolato sistema corruttivo facente capo all'imprenditore edile di origini calabresi: nel mirino una quarantina di imprese, un utilizzo sistematico di fatture per operazioni inesistenti per 95 milioni di euro circa e distrazioni patrimoniali per 234 milioni di euro. Fino a mettere le mani sulle quote della società che, prima di fallire, controllava Ca' Sagredo. 

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