Sequestrati 1.500 test sierologici e 300mila mascherine irregolari

Nelle ultime settimane sono state 34 i provvedimenti tra amministrativi e giudiziari

Trecentomila mascherine e 1.500 test sierologici irregolari sequestrati e 34 provvedimenti tra sanzioni amministrative e denunce. E' il bilancio dei controlli svolti nelle ultime settimane dalla guardia di finanza del comando provinciale di Venezia nell'ambito di un monitoraggio per verificare la regolarità dei dispositivi di protezione commercializzati e distribuiti sul territorio, anche attraverso internet.

Gli accertamenti hanno interessato molti esercizi di vendita al dettaglio e all’ingrosso nonché laboratori artigianali a Venezia, Spinea, Chioggia, Martellago e Santa Maria di Sala. Le irregolarità riscontrate hanno riguardato la mancanza delle previste informazioni nelle etichette dei prodotti, l’utilizzo di marchi contraffatti per personalizzare le mascherine, l’assenza della marcatura CE o la presentazione di certificati di accompagnamento dei dispositivi rilasciati da enti non abilitati.

Tre laboratori nei guai

Tra i casi, c'è quello di un piccolo laboratorio di sartoria gestito da un cittadino di nazionalità cinese dove sono state sequestrate diverse centinaia di mascherine confezionate con etichette irregolari, in quanto prive dell’indicazione del nominativo del produttore o distributore e del Paese di origine della merce. I baschi verdi hanno poi individuato un ulteriore laboratorio nella stessa zona, molto più grande del precedente e gestito da un imprenditore cinese, nel quale erano in fase di confezionamento oltre 100mila tra mascherine e semilavorati del tutto identici a quelli prima rinvenuti, per tipologia, etichettatura e packaging. Il livello industriale di produzione era garantito da 21 lavoratori di nazionalità cinese e bengalese, parte dei quali alloggiati all’interno dello stesso laboratorio. È stato poi individuato un laboratorio che pubblicizzava su internet la vendita di dispositivi medici e di protezione individuale; in questo caso, il controllo ha portato al sequestro di oltre 45mila tra mascherine chirurgiche e dpi con una marcatura CE apposta sulla base di certificati di conformità europea rilasciati da soggetti non abilitati.

I controlli su strada

L’intensificazione dei controlli su strada, invece, ha portato al sequestro, sulla Statale Romea, di diverse migliaia di dispositivi di protezione individuali importati principalmente dalla Romania, dall’Olanda e dalla Germania, sui quali erano apposte marcature CE con un codice identificativo posizionato in maniera del tutto casuale e non riconducibile ad alcun organismo notificato dell’Unione Europea. In tutti i casi i dispositivi sequestrati erano accompagnati da lettere di vettura internazionale con descrizioni generiche e venivano mischiati con altri prodotti regolarmente trasportati.

I test sierologici

Nella rete dei controlli sono finiti anche 1.500 kit per l’effettuazione di test sierologici “fai da te” accompagnati da un certificato di conformità europea ritenuto non valido dall’Istituto Superiore della Sanità in quanto rilasciato da un ente cinese e non da un apposito organismo notificato europeo, nonché 100 flaconi di gel “antibatterico” sprovvisto dell’autorizzazione rilasciata dal Ministero della Salute.

Infine, in un laboratorio di lavorazione di mascherine, di proprietà di un cittadino straniero, sono stati trovati di lavoratori stranieri “in nero”, per cui è stata irrogata una sanzione pecuniaria di 3.600 euro e proposta la sospensione dell’attività lavorativa all’Ispettorato Territoriale del Lavoro.        

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