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"Maestri" nel razziare magazzini, a uno della banda sequestrati 700mila euro

A un 59enne finito nel mirino della Dia di Venezia nel 2016 nell'ambito di una retata nei confronti di una banda di Cerignola, ora sono stati requisiti beni mobili e immobili

Erano dei maestri nel mettere a segno razzie pesanti, soprattutto nei magazzini delle aziende. Rubavano di tutto, caricavano i bottini su camion e poi li trasportavano a San Pietro in Casale, nella provincia di Bologna. Lì avevano un loro punto d'appoggio, da dove poi la merce ripartiva alla volta del Sud Italia. Grazie a un'indagine condotta dai carabinieri della compagnia di Chioggia, in collaborazione con la Dia di Venezia, partendo da un colpo perpetrato a Cazzago di Pianiga, due anni fa scattò una retata che permise di arrestare su ordinanza di custodia cautelare 16 persone per la maggior parte originarie di Cerignola, in provincia di Foggia. Ora il secondo round: a uno dei capi dell'organizzazione, un 59enne, sono stati sequestrati beni e immobili, un complesso aziendale e disponibilità finanziarie per un valore di oltre 700mila euro. A disporre la misura la Direzione investigativa antimafia di Bari, con la collaborazione del commissariato di Cerignola. All'uomo, e all'organizzazione di cui aveva fatto parte, erano stati contestati non solo i furti ma anche il riciclaggio di veicoli ricettati in varie regioni italiane: Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Umbria e Toscana. Il provvedimento di sequestro, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Bari su proposta del direttore della Dia, scaturisce da un'analisi approfondita dell'intero patrimonio del 59enne.

La tecnica impiegata durante i furti era sempre la stessa: la banda faceva scattare gli allarmi diverse volte, la prima entrando e spruzzando sul sensore una sostanza o trasparente o bianca, rendendo il sensore "cieco"; dopodiché un nuovo ingresso, se scattava un altro sensore uscivano e continuavano con lo spray. Di volta in volta tagliavano i cavi del sistema d'allarme e con un sistema "jammer" (disturbatore di frequenze) riuscivano a bloccare l'utenza telefonica. Erano molto veloci: entravano in azione una quindicina di persone, riempivano i carrelli, riempivanon il camion e se ne andavano. Una volta usciti erano "staffettati": si muovevano con due auto davanti e due dietro. Ognuno aveva un compito preciso: chi era autista del camion (erano tre), chi doveva "staffettare", chi eseguire i sopralluoghi e controllare le telecamere. Dopo il furto di Pianiga i carabinieri hanno rilevato alcuni elementi utili, tra cui una forbice, uno scontrino e, soprattutto, la targa di un camion e lo stemma cancellato sulla fiancata grazie alle riprese di una telecamera.

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Erano stati 33 i colpi accertati tra luglio 2014 e febbraio 2016, tra quelli tentati e quelli riusciti, avvenuti in magazzini di diversa tipologia imprenditoriale (abbigliamento, scarpe, rubinetteria, fitofarmaci) per un valore totale della merce che si aggira sui cinque milioni di euro. Una ventina quelli avvenuti in Veneto, quindici in Emilia Romagna, uno nelle Marche, uno in Umbria. Oltre a quattro camion con rimorchi la banda aveva disponibilità di un mezzo pesante refrigerato (per un tentato furto di latticini nella zona di Parma): si appoggiavano ad un magazzino vicino all'uscita autostradale di Altedo (Bologna), sede di un'attività lecita di uno dei capi di organizzazione che si occupava di consegna di legna porta a porta. I bancali venivano svuotati e ricostituiti con bolle false, poi tutta la merce il giorno dopo finiva al Sud.

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