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Evasione milionaria tra Rimini e San Marino: l'input all'indagine è scattato a Chioggia

La Finanza ha sequestrato 2,8 milioni a madre e figlia titolari di un'azienda formalmente di San Marino ma attiva in Italia. I loro rapporti coll Veneziano le hanno messe nei guai

La guardia di finanza di Rimini mercoledì ha eseguito un sequestro preventivo per equivalente emesso in materia di reati tributari dal Tribunale della città romagnola per un importo di 2.803.015 euro. Le indagini finanziarie e patrimoniali dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria si sono concentrate su due riminesi, madre e figlia (tra cui una ex miss) risultate essere amministratrice di fatto e di diritto di una società per azioni operante nel settore della distribuzione automatica, formalmente ubicata nella Repubblica di San Marino, ma di fatto con sede a Rimini, completamente sconosciuta al fisco italiano, in quanto risulterebbe, secondo gli investigatori, aver omesso di presentare, per gli anni d’imposta 2009, 2010, 2011, 2012 e 2014, le dichiarazioni dei redditi e dell’Iva.

Le indagini sono scattate da una segnalazione della guardia di finanza di Chioggia: nella città clodiense erano emersi elementi su cui poi le fiamme gialle hanno deciso di vederci chiaro anche attraverso i dati forniti dal cervellone dell'Anagrafe tributaria e sulle risposte ai questionari inviati a chi aveva avuto rapporti con la società per azioni finita nel mirino. L’Agenzia delle Entrate di Rimini, esaminato il contesto, ha ritenuto sussistenti le irregolarità segnalate e ha emesso l’accertamento, trasmettendolo alla Procura di Rimini per la valutazione sul piano penale e tributario. Al termine delle indagini il sequestro preventivo, calcolato su 2,3 milioni di euro come Iva evasa in cinque anni e mezzo milione di euro come Ires non pagata nel 2009 e nel 2010. "Le imposte sono state calcolate su un ammontare complessivo di 12 milioni di euro di materia imponibile non dichiarata al Fisco italiano", dichiara in una nota la Finanza. Le indagini sono state coordinate dal pubblico ministero Luca Bertuzzi e si sono caratterizzate per la collaborazione delle autorità competenti della Repubblica di San Marino. 

Come detto, a dare l'input decisivo all'inchiesta sono state le fiamme gialle di Chioggia, che nella nota dichiarano di essere riuscite a ricondurre il possesso dell'azienda finita nei guai a una persona residente nella città clodiense. Lei e la socia avevano fatto in modo di non risultare proprietarie della società, ma gli accertamenti dei militari, non facili vista la reticenza degli indagati a collaborare, sono riusciti a dimostrare la guida italiana dell’azienda. Sarebbe stata appurata, tra l’altro, l’evasione di imposte dirette e Irap di oltre 11 milioni di euro dal 2009 al 2014.

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