Sequestro di persona a Marcon e rapina al Tigotà: confermati 4 anni in appello

Gaetano Stazzone, residente a Mogliano Veneto, vanta una lunga carriera di rapine. Era stato condannato in primo grado a gennaio

A gennaio era stato condannato in rito abbreviato dal tribunale di Venezia a scontare la pena di 4 anni e 4 mesi e al pagamento di 1600 euro di multa. Ieri, giovedì 7 novembre, a conclusione del ricorso presentato in corte d'appello, è stata confermata la pena stabilita in primo grado e applicata l'interdizione temporanea ai pubblici uffici. L'imputato, Gaetano Stazzone, 58enne di origini siciliane ma residente a Mogliano Veneto (Treviso), si era reso responsabile di un sequestro di persona all'esterno del Valecenter di Marcon nel settembre del 2017 e di una rapina pistola alla mano al Tigotà del centro commerciale Clodì di Chioggia nell'ottobre dello stesso anno.

Sequestro e rapina

L'11 settembre 2017, Stazzone, parzialmente camuffato, aveva preso in ostaggio due donne, madre e figlia, all'esterno del centro commerciale di Marcon. Le aveva minacciate con la pistola, costringedole a condurlo a bordo del loro mezzo fino a Casale sul Sile. Poi, dopo averle derubate dei propri effetti personali, si era impossessato dell'automobile, allontanandosi e facendo perdere le proprie tracce. Il mese dopo, il bandito aveva fatto irruzione all'interno del Tigotà del Clodì, vestito di scuro, con volto parzialmente travisato da berretto di lana e occhiali scuri. Dopo aver minacciato con una pistola le due commesse presenti all'interno, era riuscito ad arraffare 615 euro dalla cassa e darsi alla fuga in Croazia. Dopo aver scontato una pena per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina nelle cerceri di Osijek, Zagabria e Pola, è ritornato in Italia lo scorso settembre, quando i militari dell'Arma, nel corso di un controllo alla stazione di Mestre, lo hanno rintracciato ed assicurato alla giustizia.

Le indagini dei militari dell'Arma

Le indagini dei carabinieri del Norm di Mestre si erano concentrate sul "modus operandi" del malfattore. L'analisi di altri crimini commessi nelle province di Venezia, Treviso e Cesena a danno di farmacie ed esercizio commerciali aveva evidenziato la compatibilità con il comportamento criminoso rilevato a Marcon, consentendo ai militari di inquadrare come possibile responsabile, proprio Stazzone, già noto per la pregressa militanza nell’ambiente delle rapine. Una volta acquisiti elementi probatori nei suoi confronti, la sua foto veniva mostrata alle vittime del reato, che lo riconoscevano rispettivamente come responsabile del sequestro e della rapina.

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