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Sequestrata la spiaggia "fascista" di Punta Canna a Sottomarina, ipotesi abuso edilizio

Operazione dei carabinieri forestali martedì: le indagini erano state avviate già nel 2016, ora la procura ha disposto di porre i sigilli alla struttura in via preventiva. Tre denunce

Torna a far parlare di sé la spiaggia Punta Canna di Sottomarina, che in passato era finita al centro dell'attenzione per i cartelli e i messaggi di stampo fascista che apparivano qua e là nell'area dello stabilimento. Stavolta c'è un'inchiesta per abuso edilizio, con l'ipotesi che la struttura si sia allargata in modo irregolare ad una zona della spiaggia non in concessione. Le indagini, iniziate alla fine del 2016, sono state coordinate dal sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Venezia Massimo Michelozzi e svolte dalla stazione dei carabinieri forestale di Mestre.

Le indagini

Al lavoro sulla vicenda ci sono i forestali di Mestre e Venezia, coadiuvati dai colleghi della compagnia di Chioggia: i militari dell'Arma si sono presentati nello stabilimento martedì, dando esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo: oggetto del provvedimento, si legge in una nota diffusa dai carabinieri, sono "un chiosco-bar, comprensivo di magazzino, servizi igienici e di tutti gli ulteriori manufatti, recinzioni e camminamenti funzionali allo stabilimento balneare, realizzati al di fuori degli spazi dati in concessione dal comune di Chioggia e che impedivano al pubblico di fruire liberamente di un'area appartenente al demanio marittimo". È al vaglio della magistratura anche l’ipotesi di distruzione o deturpamento di bellezze naturali, considerato che l’area interessata dalle opere poste sotto sequestro è sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale. Risultano denunciate in stato di libertà tre persone.

"Spiaggia fascista"

Questioni diverse da quelle relative all'altro guaio giudiziario in cui la struttura era rimasta coinvolta (conclusosi poi con un nulla di fatto): l'estate scorsa un reportage di Repubblica aveva mostrato come il gestore dello stabilimento si fosse costruito una sorta di regno personale in cui la democrazia era bandita e vigeva "solo il regime". Lui non aveva fatto mistero delle sue simpatie fasciste, al punto da piazzare foto del duce e mettere nero su bianco slogan e inviti "all'ordine e alla disciplina" sui cartelli disseminati sull'arenile. A fine stagione era stato licenziato dalla proprietà.

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