Prigionieri nella loro casa: madre e figlio isolati con la perdita del diritto di transito sul terreno

Via la servitù di passaggio con la vendita dell'appezzamento. Il Tribunale non riconosce ai due nemmeno l'usucapione sull'area prima utilizzata. I due confinati, l'appello di Adico

Vecchi nodi vengono al pettine, quando i 155 metri quadri di terreno, che sono proprio di fronte al cencello d’uscita dell’abitazione di Gianfranco Zoia, 67 anni, artigiano mestrino, e dell’anziana madre 90enne, entrambi residenti a Dese, vengono venduti. Il fatto è che da decenni quel passaggio rappresenta l’unica alternativa per muoversi da casa.

La sentenza

Il Tribunale di Venezia qualche mese fa ha respinto la richiesta di usucapione presentata dalla stessa famiglia Zoia in relazione a 155 metri quadri di terreno. Dopo la sentenza, Gianfranco Zoia ha chiesto aiuto all’Adico per cercare di risolvere questa vicenda

I 155 metri quadrati, oggetto della contestazione, erano a suo tempo utilizzati dal Consorzio Dese-Sile come deposito dei sacchi di sabbia. Negli anni 80, invece, una parte di quell’area era stata adibita dalla famiglia Zoia a legnaia sempre nella certezza che quel terreno fosse di proprietà del Consorzio. Nel 1999, però, qualche cosa è cambiato. I proprietari dei campi, adiacenti l’abitazione dove vive Gianfranco Zoia con l’anziana madre, hanno venduto il terreno. Per qualche anno non è accaduto nulla ma all’inizio del nuovo millennio i nuovi proprietari hanno rivendicato, carte alla mano, i propri diritti anche su quei 155 metri quadrati che rappresentano l’unica via d’uscita dall’abitazione di via Pialoi.

Perdita del diritto di transito

“Da quello che ci ha raccontato il nostro socio – spiega Carlo Garofolini, presidente dell’Adico – i nuovi proprietari a un certo punto hanno cominciato a pretendere che la famiglia Zoia non passasse su quell’area, che è comunque l’unica possibilità per uscire di casa. Una cosa assurda, dopo più di 70 anni di utilizzo. Infatti allo stato attuale l’artigiano e l’anziana madre continuano a usare quella servitù di passaggio, anche perché non ci sono altri itinerari, se non gettandosi nel Dese”.

Utilizzo abituale

Proprio in considerazione del tacito utilizzo che si è protratto per anni, nel 2004 Gianfranco Zoia aveva chiesto l’usucapione di quel terreno. Non ottenendola. “Da quanto ci riferisce sempre il socio – continua Garofolini – il giudice ha suggerito alla famiglia Zoia di realizzare una uscita alternativa. Cosa praticamente impossibile visto che la sola alternativa sarebbe quella di attraversare il fiume Dese. Come Adico raccogliamo la richiesta di aiuto che ci è stata presentata e lanciamo un appello affinchè quella servitù di passaggio resti a disposizione dell’artigiano e dell’anziana madre”.     

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