Coronavirus, sigla del personale in appalto degli ospedali: «Poche misure protettive»

Filcams chiede un incontro con le direzioni sanitarie per le segnalazioni avute. Dubbi sulle regole da seguire anche per i dipendenti degli altri comparti. Sigle Cgil, Cisl e Uil mercoledì dal prefetto

Prefettura di Venezia, archivio

Lavoratori degli appalti pubblici e privati della sanità veneziana «in difficoltà» nell'emergenza coronavirus, lo scrive la Filcams Cgil. «Il personale che opera all'interno degli ospedali della Città Metropolitana starebbe lavorando in carenza di strumenti di protezione idonei», secondo le segnalazioni di alcuni lavoratori alla sigla provinciale, che ha chiesto un incontro con le direzioni sanitarie. «Sprovvisti di mascherine, disinfettanti, camici monouso, per ridurre i rischi per sé e per la popolazione, oltre a non poter tenere la distanza nelle relazioni interpersonali». Per gli addetti in appalto delle pulizie, dei Cup a contatto col pubblico (centro unico prenotazioni), delle segreterie, delle aree ricevimento dei reparti, e della vigilanza anche all'interno dei Pronto Soccorso, nonché della ristorazione, il sindacato intende discutere del prolungarsi della situazione emergenziale rispetto alla tutela del personale, al fine di adottare anche strumenti di protezione preventivi come i vetri divisori.

Per affrontare una situazione critica per lavoratori e utenti «serve un coordinamento costante contro incertezze e timori. Si deve sapere come comportarsi e se l'occupazione rischia», hanno spiegato oggi, mercoledì 26 febbraio, Ugo Agiollo della Cgil, Paolo Bizzotto della Cisl e Gerardo Colamarco della Uil, incontrando il prefetto Vittorio Zappalorto. Lavoratori pubblici che intepretano diversamente dai privati, informazioni poco precise sui comportamenti da adottare o evitare, tante sono le questioni che chi è messo concretamente a operare in questa condizione si pone, senza poter trovare risposte in autonomia, hanno spiegato le sigle al prefetto. «La mancanza di informazioni uniformi sul territorio, le negative ricadute occupazionali che riteniamo si avranno, e in qualche caso sono già in corso, sia in ambito manifatturiero, sia in quello dei servizi e del turismo, preoccupano». Per questo Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro con le associazioni datoriali.

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«Le situazioni di incertezza hanno amplificato i comprensibili timori che serpeggiano tra chi lavora nel nostro territorio», hanno detto i segretari generali. Il prefetto ha dato la propria disponibilità a farsi tramite verso le istituzioni delle loro richieste in particolare per andare avanti in maniera strutturata e continua nel territorio metropolitano, definendo fase per fase uniformità di comportamenti in tutti i luoghi di lavoro.

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