Sindacati sui contagi Covid e l'organico nella sanità veneta: «Il sistema è a rischio»

Ferrari: «Mille e 422 nuovi positivi al Covid, 14 decessi e più ricoveri in terapia intensiva: campanelli d’allarme». Fp Cgil, Cisl Fp, Cisl Fisascat, Uil Fpl e Uil Tucs regione: «Il personale non basta»

«Con 1422 contagi e 14 decessi, per la Regione Veneto è il momento di agire: non basta avere terapie intensive sufficienti, bisogna evitare che le persone vi siano ricoverate». Il segretario generale della Cgil del Veneto, Christian Ferrari, torna all'attacco. «I dati dei contagi in Veneto delle ultime 24 ore - dice - sono molto preoccupanti e rappresentano campanelli d’allarme che non possiamo permetterci di trascurare».

Ferrari torna sulla protezione della salute dei cittadini, «per far sì che le scuole, il lavoro, le attività produttive possano proseguire occorre intervenire per implementare il trasporto pubblico con le risorse proprie e utilizzando fino all’ultimo euro i fondi nazionali e regolamentare gli orari degli studenti in modo da evitare assembramenti. Altri territori, al superamento dei 1000 contagi, hanno cominciato ad assumere provvedimenti all’altezza del pericolo. Dobbiamo farlo anche noi». Sul conteggio dei positivi la Regione precisa che: «l'incremento è legato anche al flusso delle microbiologie da Venezia, risalente al 15 ottobre, che gli informatici hanno aggiornato mercoledì, a seguito delle modifiche al sistema introdotte nelle ultime due settimane».

Fp Cgil, Cisl Fp, Cisl Fisascat, Uil Fpl e Uil Tucs regionali insistono sugli organici. «La carenza di personale nella sanità e nelle strutture residenziali per anziani e disabili mettono a rischio la tenuta del sistema. A luglio abbiamo sottoscritto un impegno con l’assessore alla sanità, Emanuela Lanzarin, ad avviare tavoli di confronto sulle questioni legate alle dotazioni di personale e al potenziamento. Quell’impegno - scrivono - è rimasto sulla carta». I tavoli di confronto, rimasti inattuati per le sigle sindacali regionali del settore sanitario, «sono frutto di sottovalutazione. E costringono a operare interventi in emergenza. Ampia parte del personale dovrà nuovamente gestire l’emergenza, sia in ospedale che nel territorio e nelle strutture residenziali, ed è già sufficientemente provato da quello che ha vissuto. Oggi appare indubbio che è necessario un piano straordinario di assunzioni visto che siamo nuovamente in piena emergenza Covid-19».

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