Sindoni - Fabric Portraits di Massimo Mion

A Venezia l'installazione di Massimo Mion. Da sottovesti vintage anni ’50, tagliate e sovrapposte, emergono volti di amiche, icone del cinema e persino pornostar. Volti che “si accendono” e si “spengono” grazie alla luce in uno “stencil capovolto”.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VeneziaToday

Undici ritratti su stoffa emergono dalla superficie attraverso la luce.

Sindoni - Fabric Portraits è il titolo dell'installazione ideata da Massimo Mion che si inaugura venerdì 12 settembre (ore 18) allo Spazio Kanz a Venezia. Interamente dedicato all'universo femminile contemporaneo, il progetto parte dalle storie di donne, attinge al loro vissuto personale e restituisce un'ampia visione dell'essere femminile dentro trame di segni, forme e colori.
Street artist veneziano impegnato nella ricerca e applicazione dello stencil, Mion apre il suo urban style a uno dei temi più interpretati nella storia dell'arte e sperimenta un nuovo percorso di composizione. Vernici, bozzetti, cartoncini ritagliati a mano, sagome, colori spray vengono declinati su strati di stoffa pazientemente tagliata e retro-illuminata. I volti di donne che si incontrano ogni giorno, amiche, ma anche icone dello spettacolo e del cinema e perfino pornostar, accesi in successione, secondo una durata di illuminazione variabile, creano coreografie inaspettate e sempre diverse.

Allestita fino al 28 settembre tra le nude pareti di mattoni dello Spazio Kanz, a pochi passi dal Campo San Giacomo dall'Orio, Sindoni si compone di undici ritratti, ognuno dalle dimensioni di 30 x 40 cm, eseguiti esclusivamente attraverso le sfumature del bianco e nero che la luce lascia trasparire attraverso la stoffa.
Proposta con il patrocinio della Provincia di Venezia e realizzata nell'arco di un anno, l'installazione si ispira al significato dei tessuti impiegati per avvolgere i defunti nell'antichità, con l'obiettivo di dare una nuova identità al processo creativo dello stencil. "L'idea è di capovolgere il concetto stesso di stencil - racconta Massimo Mion - tecnica che utilizzo da qualche anno per produrre la maggior parte dei miei lavori. Nello stencil quello che si vede è la vernice che viene lasciata passare attraverso il foro inciso sulla superficie del cartoncino. In questo caso, invece, ciò che resta è la luce che passa attraverso la superficie stratificata della stoffa".
Sono sottovesti vintage degli anni Cinquanta, una tovaglia di un corredo di matrimonio, un paio di lenzuola provenienti da un ospedale, i supporti alternativi impiegati in questa installazione. Tessuti usati e consunti, appartenuti a donne, che l'autore ha cercato e scelto per destinarli ad accogliere storie di altre donne. Il percorso spazia da volti malinconici a espressioni più assorte e contemplative, oppure fiere e sicure per approdare ad atteggiamenti provocanti, a raccontare emozioni e sentimenti innati nell'identità femminile. Un crescendo di espressioni e fisionomie catturate a partire da uno scatto fotografico, destrutturate e successivamente ricomposte, secondo gradazioni e contrasti cromatici che vivono in virtù della luce. Un sistema di retro illuminazione a led simula il bagliore di una candela e svela il volto raffigurato in una sequenza non prevedibile, instaurando un dialogo sempre nuovo con lo spettatore, rendendo unica la sua esperienza di visita.

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