Cronaca Giudecca

Sissy, per il funerale si deve attendere l'autopsia. Il padre: «Ha lottato per vivere»

Salvatore Trovato Mazza: «Infangata la memoria di mia figlia con la parola suicidio. Lei è rimasta bellissima ed è entrata nel cuore di tutti»

Foto: Sissy Trovato Mazza, immagine d'archivio

A raccontare rabbia e dolore, dopo la morte dell'agente di polizia penitenziaria Maria Teresa Trovato Mazza, detta Sissy, è il padre Salvatore. «Non possiamo più celebrare i funerali di mia figlia - spiega - la procura di Venezia ha disposto l'autopsia sul suo corpo». Le esequie erano state fissate per lunedì 14 gennaio nella chiesa di Taurianova, ma sono state annullate. L'esame autoptico verrà eseguito all'ospedale di Polistena (Reggio Calabria), dove la giovane poliziotta era stata ricoverata prima della scomparsa sabato.

Indagini

«Vogliono fare altre indagini sul corpo, mi chiedo cosa possono trovare oggi che non hanno trovato in due anni - dice Salvatore, ricordando quel primo novembre 2016, quando Sissy si trovava per lavoro al padiglione Jona dell'ospedale civile di Venezia, ad accompagnare una giovane madre detenuta. Un colpo d'arma da fuoco la colpì alla testa all'interno dell'ascensore, e da allora restò in coma fino al decesso avvenuto sabato -. Il magistrato ha prolungato le indagini, sono stati presi in esame di nuovo tutti i filmati delle telecamere all'ingresso dei reparti. Si vede chiaramente che Sissy era indecisa su quale dei due ascensori prendere, era titubante come se si stesse interrogando sul percorso da fare per raggiungere qualcosa o forse qualcuno. Perché allora i magistrati che si sono occupati dell'accaduto non hanno preso in considerazione questi elementi? Perché avrebbero voluto chiudere il caso bollandolo come suicidio, infangando con questa parola la memoria di mia figlia? - Si chiede Salvatore -. Sissy doveva già essere morta, invece ha lottato con le unghie per rimanere aggrappata alla vita».

Le telefonate

«Ora stanno indagando anche sulle celle telefoniche agganciate dagli altri cellulari che contattarono quel giorno il telefono di mia figlia - prosegue il padre dell'agente scomparsa -. Mi chiedo perché non prima. E non dico che spero, ma credo che le verifiche disposte dall'ultimo magistrato porteranno alla verità su quello che è successo. Dissero - prosegue Salvatore - che mia figlia non aveva con sé il cellulare quel giorno. Perché era rimasto nell'armadietto del penitenziario. Spiegarono che in quel punto non c'è campo. Allora io mi domando perché quando ho provato a telefonarle, dopo essere stato avvisato del fatto, il suo cellulare mi suonava libero? Sono tanti - continua Salvatore - gli interrogativi a cui non sono riuscito a dare risposta».

Il ministero

Salvatore non manca di sottolineare «il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il capo della polizia penitenziaria, Francesco Basentini, mi hanno chiamato e mi hanno accolto. Sono stato a colloquio 4 ore e mi hanno promesso aiuto. Il magistrato a ottobre ha prolungato le indagini per 120 giorni, a marzo scadrà il nuovo termine. Non so perché in precedenza non siano stati possibili, o non si siano voluti fare ulteriori approfondimenti per chiarire le contraddizioni che non sono state mai risolte. Dissero che nelle mani di mia figlia non c'erano tracce di polvere da sparo. A oggi non so neppure se le confidenze che Sissy mi aveva fatto sul carcere, due mesi prima del colpo di pistola, siano legate a quello che è accaduto. Mia figlia disse: "papà non è possibile che tutti sanno e nessuno parla" - racconta Salvatore -. Se qualcuno poteva approfondire, e non l'ha fatto, farà poi i conti con la propria coscienza. Mia figlia ha servito lo Stato. Dopo la disgrazia l'anno chiamata 'ex agente' di polizia penitenziaria. È stata licenziata e a febbraio l'hanno liquidata. Cos'ha fatto mia figlia? - Si chiede Salvatore -. Sissy è entrata nel cuore di tutti, tranne forse di quelli che non hanno voluto cercare la verità. Cosa che io e la mia famiglia continueremo a fare».


 

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