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Erosione delle spiagge: Jesolo viene salvata dallo "sbarco" degli americani

Si chiama "Beach Rigeneration System" e ha permesso, in 5 mesi di test, di recuperare 8 metri di sabbia, pari a tre file di ombrelloni e ad un risparmio di 600 mila euro per la Regione

Si chiama “Beach Rigeneration System”. Il retrogusto anglosassone del nome deriva dalla paternità del progetto, nato in America e approdato ora in Europa con il primo test sperimentale a Jesolo. Consiste in un sistema di pali e reti in silicone posto di traverso alla linea di costa, allo scopo di combattere l’erosione delle spiagge, ad opera delle correnti marine.

Il litorale jesolano, dunque, potrebbe aver trovato una soluzione all’attuale carenza di fondi per la manutenzione delle spiagge, che rende impossibile l’azione di riporto dei volumi di sabbia divorati dall’acqua. In 5 mesi di installazione e prova, infatti, la spiaggia si è allargata di 8 metri (corrispondenti a tre nuove file di ombrelloni), evitando, così, a Regione e Magistrato alle acque un ripascimento di circa 60 mila metri cubi di sabbia, pari ad un risparmio di quasi 600 mila euro (visto che l’apporto di un metro cubo di rena, costa tra i 10 e i 12 euro).

A presentare questi risultati è stata ieri la Save the Beach Italia, la concessionaria europea del progetto americano che ha posto le reti in un tratto di 600 metri di spiaggia a ridosso del Villaggio Marzotto e che ha eseguito il monitoraggio di una pre-area di 500 metri e di una post-area di altri 500 metri. Al contrario dei pennelli tradizionali, che producono una linea costiera a piccole baie, attraverso la disposizione ravvicinata di pennelli a rete, il nuovo sistema permette di ottenere una linea di costa più omogenea.

Non mancano, però, i dubbi sul progetto. In primo luogo si avanzano remore per il forte impatto visivo e paesaggistico dello stesso: adottarlo significherebbe avere da ottobre ad aprile la spiaggia ricoperta da pali e reti e poi da maggio in poi da sdraio e ombrelloni. Altro interrogativo è stato sollevato circa il costo del progetto, la cui sperimentazione è stata finanziata da Regione e Magistrato alle acque. Dalle file della Save the beach si sottolinea, tuttavia, l’estrema convenienza dello stesso, rispetto alla di devastazione della costa e degli annuali ripascimenti necessari.

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