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Riduzione dei reparti speciali della polizia a Venezia: il Siulp sulle barricate

Contrario alla proposta, avanzata dal ministero dell'Interno, di chiudere i nuclei tiratori scelti e sommozzatori, il sindacato esprime le sue remore: "La sicurezza è un investimento, non un costo"

Pare che il dipartimento della Pubblica Sicurezza del ministero dell'Interno abbia formulato la proposta di ridurre i reparti speciali (nello specifico chiudere il nucleo tiratori scelti e il nucleo sommozzatori) della polizia di stato di Venezia, nell’ambito di una generale revisione degli apparati di pubblica sicurezza, disposta a livello nazionale.

Non poche le polemiche sollevate dalla decisione, in primis dalle file del SIULP, il sindacato della polizia di Stato. Al grido di “la sicurezza è un investimento e non un costo per il paese”, il sindacato ha esposto i motivi di contrarietà alla decisione di concentrare i due reparti nell’ambito dei reparti mobili e del nucleo di La Spezia.

Vi è innanzitutto una questione di sicurezza, quella dei milioni di utenti che ogni giorno giungono a Venezia. Si tratta, infatti, di due nuclei divenuti nel tempo un punto di riferimento unico e di vitale importanza per lo scalo marittimo, aereo e per la città lagunare, visti i numerosi eventi e transiti, in cui sono spesso coinvolte personalità nazionali ed estere, che impongono una preparazione e degli standard di intervento rapido, non comuni ai normali operatori di polizia. In caso di bisogno, si dovrà, allora, domani, attendere l’intervento dello specialista proveniente da un’altra città, con costi abnormi, sostiene il sindacato, per le già precarie risorse del paese.

Vi sono poi delle vicende personali: quindici specialisti della Polizia di Stato che, negli anni, hanno sacrificato famiglia e affetti personali per raggiungere l’obiettivo di una specializzazione unica nel suo genere, e vengono ora "scaricati come numeri da eliminare”.

Vi è, inoltre, il paradosso di tagliare un costo che, in sostanza, risulta irrisorio se paragonato ai benefici che apporta e ai molti sprechi, come “le decine di colleghi quotidianamente adibiti a fare i taxisti per i vari esponenti politici che ogni giorno giungono a Venezia che nulla hanno a che fare con il loro servizio istituzionale di prevenzione e controllo del territorio”. Prosegue il sindacato: “Basti pensare che il solo Prefetto di Venezia ha ben 12 motoscafisti a sua personale disposizione, un numero che unisce quasi tutti i sommozzatori e tiratori scelti che il ministero dell’Interno vuole eliminare da Venezia”. Si pone l’accento, allora, sulla illogicità di una misura che intende togliere una spesa che, di fatto, è stata molto contenuta: “negli ultimi due anni il dipartimento della Pubblica Sicureza non ha stanziato un solo centesimo per entrambi i settori che hanno invece beneficiato dei servizi offerti da SAVE e dal Magistrato alle Acque di Venezia”.

Vi è, infine, un problema di immagine. Accettare questa decisione significherebbe, ad esempio, garantire standard di sicurezza diversi tra gli altri scali aeroportuali e quello veneziano, di certo non “un bel biglietto da visita per chi domani dovrà scegliere su come e dove viaggiare”.

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