Concorsi bloccati dal coronavirus, Cub scuola chiede la riapertura delle gae

Per la sigla sindacale veneta è l'unico modo per affrontare l'emergenza organico che non tarderà a ripresentarsi all'inizio del nuovo anno scolastico

Scuola, archivio

All'emergenza sanitaria, il sindacato Cub del Veneto (confederazione unitaria di base della scuola, università e ricerca), avendo appreso della proroga del blocco dei concorsi decretata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte per il coronavirus, vede sommarsi a breve quella degli organici nelle scuole, e torna sull'argomento delle graduatorie a esaurimento (gae) per gli insegnanti. «Abbiamo chiesto al ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina la riapertura delle gae - scrive Isabella Ipsaro Passione del Cub Veneto - per l'assunzione di personale non solo docente ma anche Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario). Alla luce - infatti - dell'emergenza Covid 19 c'è il rischio che tutti i bandi di concorso in programma slittino in avanti, prefigurando un vuoto d'organico spaventoso all'apertura del prossimo anno scolastico».

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Per evitare «il collasso della scuola pubblica l’unica strada, per il sindacato, che è già sulla questione, è quella di assumere urgentemente personale a tempo indeterminato tramite la riapertura della gae a quei docenti che hanno l'abilitazione, per ogni ordine e grado di formazione», scrive Ipsaro Passione. Un capitolo, quello degli insegnanti abilitati ma non laurerati, che non ha mai trovato un'accettabile soluzione. In base alle ultime disposizioni ministeriali molti di quei docenti devono farsi da parte, anche se in possesso di anni di esperienza alle spalle. Per la sindacalista Cub, «tenere conto dei percorsi di abilitazione e formazione sul campo permetterebbe di risolvere gran parte del fabbisogno di insegnanti e coprire migliaia di cattedre vuote», della scuola pubblica, in primis, ma non solo. «Vogliamo dire al ministro che ora serve concretezza - conclude - con la riapertura delle gae e la copertura di almeno una parte dell'organico in affanno».

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