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Sa che quello smartphone è rubato, ma non desiste: margherino finisce nei guai

Un 25enne di Marghera sottoposto a obbligo di firma. I carabinieri di Napoli hanno arrestato 4 persone in Campania. Lì i dispositivi rubati in mezza Italia venivano "rimessi in pista"

Lì arrivavano tablet e smartphone rubati da tutta Italia, pronti per essere "rimessi in pista". Un laboratorio clandestino dove si riciclavano apparecchi tecnologici trafugati prevalentemente dalle auto in sosta nei centri commerciali e negli autogrill di tutt'Italia è stato scoperto dai carabinieri ad Afragola, nel Napoletano. Nel mirino è finito anche un 25enne di Marghera, sottoposto a obbligo di firma perché ritenuto consapevole di aver acquistato dispositivi di provenienza illecita. Ciò non lo ha fatto desistere e ora deve rispondere di ricettazione. 

Quattro arresti

Più grave la situazione di 4 napoletani residenti in Campania, finiti tutti in manette per lo stesso reato. Durante le indagini i carabinieri sono stati coadiuvati dai tecnici del cyber-security della Apple. É stato recuperato un ecografo portatile, del valore stimato di 150mila euro, risultato rubato in una struttura sanitaria. Il laboratorio sembrava, in apparenza, un negozio di riparazioni di materiale informatico. I militari hanno monitorato il "passaggio" di 127 dispositivi che venivano "rigenerati" e poi venduti via web o su appuntamento. A gestirlo era un 31enne di Afragola (Napoli), che figura tra le due persone finite in carcere. Per altre due persone, infatti, i giudici hanno disposto gli arresti domiciliari. Sarebbero in tutto 19 gli acquirenti individuati dalle forze dell'ordine. 

La fucina degli smartphone rubati

L'avvio delle indagini risale a febbraio 2016, quando i carabinieri dell'aliquota radiomobile di Casoria hanno individuato la presenza di un IPad Apple provento di furto all'interno di un locale in via Nazionale delle Puglie, in territorio del comune di Casoria. La perquisizione subito eseguita in quello che in apparenza era un esercizio commerciale di riparazioni di materiale informatico, aveva svelato invece l'esistenza di un laboratorio clandestino adibito alla "rigenerazione" di dispositivi elettronici e di attrezzature varie di provenienza illecita. Nell'immediatezza furono rinvenuti e sequestrati beni corpo di reato: un computer, uno smartphone e 3 tablet della Apple, 3 smartphone della Samsung. La collaborazione della Apple ha permesso di individuare i dati identificativi relativi a 127 apparecchi transitati dalle mani degli indagati, e di scoprire che 80 dispositivi risultavano di illecita provenienza in quanto oggetto di furto o di altri reati contro il patrimonio. 

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