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Stop al cumulo di compensi nelle società partecipate, ma non da subito

Il sindaco Orsoni: "Un provvedimento importante che va nella linea della chiarezza, della trasparenza e del risparmio. Non potranno esserci cumuli di compensi di amministratori nella stessa società"

Un provvedimento importante che va nella linea della chiarezza, della trasparenza e del risparmio. D’ora in poi non potranno esserci cumuli di compensi di amministratori nella stessa società e tutti saranno messi nelle condizioni di conoscere gli stipendi dei dirigenti. Inoltre ci sarà maggiore presenza delle donne nei consigli di amministrazione”. Così, il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, ha salutato l’approvazione da parte della Giunta comunale della delibera proposta dall’assessore alle Partecipate Antonio Paruzzolo, che stabilisce i nuovi indirizzi in materia di compensi degli amministratori di società controllate in via diretta o indiretta dal Comune.

Con decorrenza dal primo rinnovo dei consigli di amministrazione, e in ossequio ai vincoli imposti dalla normativa di riferimento, la delibera stabilisce che il numero complessivo dei consiglieri delle società partecipate non può essere superiore a tre. Per le società con capitale superiore a due milioni di euro e una percentuale di fatturato da prestazione di servizi inferiore al 90% nei confronti di amministrazioni pubbliche, il numero dei consiglieri può arrivare a cinque. La scelta dei consiglieri da nominare nelle società del Comune dovrà ricadere per due terzi (o tre quinti per le maggiori) su dirigenti del Comune o delle società holding. I compensi da amministratore da questi percepiti saranno ricompresi nello stipendio dirigenziale d’origine, consentendo in tal modo una sensibile riduzione dei costi a carico dell’amministrazione comunale. I compensi di tutti gli amministratori saranno pubblicati sul sito del Comune di Venezia.

Fermo restando l’obiettivo di non incrementare gli oneri complessivi già sostenuti da ciascuna società, si stabilisce inoltre che il plafond massimo spettante all’intero consiglio di amministrazione sia pari a 146.903 euro per consiglio di amministrazione composti da tre membri e a 239.683 per Cda di 5 membri. La delibera recepisce inoltre la disposizione normativa per cui chi ricopre incarichi di dirigente in una società pubblica non possa far parte del consiglio di amministrazione della stessa, evitando così il cumulo dei compensi.  Il dispositivo stabilisce anche che nel rinnovo dei prossimi consigli di amministrazione delle società controllate dal Comune, almeno un terzo del numero degli amministratori sia riservato al genere meno rappresentato, consentendo in tal modo un’ampia partecipazione femminile agli organi di governo delle società comunali.

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