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I casalesi al tavolo verde a Venezia "Cambiati più soldi del consentito"

Per la legge italiana non possono essere più di mille euro, ma a giudicare dalle fiches ricevute nel filmato quelli in video sarebbero quasi settemila

La Guardia di Finanza sta seguendo la strada dei soldi dei casalesi da L'Aquila a Venezia, cercando, come riporta il Gazzettino, di ricostruire il sistema utilizzato dal clan della camorra per “ripulire” i contanti che la “famiglia” prendeva dalle buste paga degli operai impiegati nella ricostruzione dopo il terremoto. Intanto, mentre le indagini procedono, si prefigurerebbe già un primo illecito, chiaramente intuibile nei video registrati al Casinò lagunare: il cambio di oltre mille euro in contanti.

IL VIDEO DEL PASSAGGIO DEI SOLDI AL CASINÒ

LEGGI IGNORATE – Secondo la legge italiana, infatti, non è possibile farsi cambiare più di 1.000 euro, un limite in vigore dal 6 dicembre 2011, che va a sostituire la precedente soglia dei 2.500. Un illecito amministrativo, ma oltre i 30mila euro si entra nel penale. La normativa è cristallina e ben nota, eppure nelle riprese delle Fiamme gialle si può notare Alfonso Di Tella, boss del già citato clan criminale, mentre allunga al croupier del tavolo di “chemin de fer” una mazzetta di banconote, ricevendo in cambio quella che sembra una fiche squadrata, dal valore di cinquemila euro, e un altro paio di gettoni, probabilmente da mille euro l'uno. Insomma il capo dei casalesi a Ca' Vendramin Calergi ha superato di circa sette volte il limite di legge, senza venire fermato da nessuno, nemmeno dagli ispettori comunali. Facile capire perché si tratta di un gesto grave: nel caso di una vincita superiore ai mille euro il boss sarebbe stato pagato con assegno o con bonifico, lo stesso sarebbe successo se non avesse usato tutte le fiches, ed ecco quindi che, nel caso i contanti utilizzati da Di Tella fossero stati “soldi sporchi” a ripulirli in questa maniera ci pensava proprio il Casinò di Venezia. D'altronde il boss è un affezionatissimo cliente della casa di gioco lagunare: in dieci anni è stato visto entrare e uscire dalla sede di San Marcuola 400 volte, e come lui anche altri nomi di spicco della criminalità organizzata.

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