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L'attenzione della Finanza si sposta sui cassoni "gonfiati" del Mose, 5 indagati

Pio Savioli raccontò per primo del sistema in grado di far pagare di più le basi che sorreggono le paratie dell'opera in modo da creare fondi neri. Cinque persone nel mirino

L'inchiesta sul Mose, arrivata ormai a processo dopo i patteggiamenti, si allarga con la Procura che ha iscritto nel registro degli indagati cinque persone che avrebbero gonfiato fatture per i lavori dei 'cassoni' che sorregono le paratie a Chioggia per creare fondi neri. Di fatto si tratta di una estensione di quanto già scoperto dai pubblici ministeri Stefano Buccini e Stefano Ancillotto per gli altri lavori del Mose e la creazione di nuovi fondi neri sarebbe emerso nel corso della fase dei patteggiamenti di gran parte degli imputati (in tutto 35, solo 8 a processo). 

Come riferiscono i quotidiani locali i fondi neri sarebbero stati creati con sovrafatturazione dei 'cassoni' in cemento che sorreggono le 18 paratie della bocca di porto di Chioggia. A riferire il tutto sarebbe stato Pio Savioli, a capo di un gruppo di cooperative entrate nel Consorzio Venezia Nuova all'epoca dei fatto guidato da Giovanni Mazzacurati, che è tra quanti hanno patteggiato con la Procura. Savioli avrebbe indicato le imprese che hanno sovrafatturato per creare fondi neri e ora la Finanza sta indagando sui responsabili delle società. Secondo l'inchiesta per ciascun 'cassone' sarebbero state gonfiate fatture per 500mila euro destinati al Cvn per utilizzi illeciti.

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