I Giuristi Democratici: «Sovraffollamento carceri, rischio bomba batteriologica»

L'avvocato D'Agostino: «Forme di detenzione alternative subito. La salute di chi ci sta in carcere è un problema di garanzia alla salute per chiunque viva in questa città, libero o non libero che sia»

La rivolta di martedì al carcere di Venezia

Mentre un Paese come l’Iran, considerato dall’occidente uno Stato anti democratico e finito nella lista di Bush tra quelli “canaglia”, concede 'permessi' a circa 70.000 detenuti nel mezzo dell'emergenza coronavirus, in Italia scoppiano rivolte in ogni dove. Tra la notte di domenica 8 marzo e lunedì è accaduto in almeno 27 carceri. Sommosse che in alcuni casi si sono manifestate in maniera molto violenta, che hanno provocato danni ad alcune strutture penitenziarie, evasioni come nel caso di Foggia e soprattutto nel carcere di Modena, addirittura sette morti. Gravi tensioni anche a Padova e Venezia.

Sommosse

La causa che ha portato a queste drammatiche situazioni è stata la decisione del ministero della Giustizia, comunicata con una circolare che anticipava il decreto di prossima pubblicazione, di sospendere «dal 9 al 22 marzo 2020, i colloqui con i congiunti o con altre persone cui hanno diritto i condannati, gli internati e gli imputati, che verranno svolti a distanza, mediante, ove possibile, apparecchiature e collegamenti di cui dispone l’amministrazione penitenziaria e minorile o mediante corrispondenza telefonica, che può essere autorizzata oltre i limiti della normativa vigente».

Giuristi Democratici

PadovaOggi ha contattato l’avvocata Aurora D’Agostino, dell’esecutivo nazionale dei Giuristi Democratici che sta facendo circolare un appello tra tutti gli avvocati italiani affinchè si arrivi a «utilizzare tutte le forme di detenzione domiciliare e tutte le misure alternative possibili, più in fretta per i detenuti anziani e per chi ha problemi di salute, innanzi tutto. Poi per quelli che hanno pene brevi da scontare si possono anche trovare forme di cooperazione. Sobbarcarsi un onere collettivo per far sì anche i detenuti privi di una casa dove andare trovino una comunità di accoglienza dove stare, c'è certamente chi è disposto a farlo».

Visite

«Tanti avvocati -spiega D'Agostino - stanno facendo giustamente istanza per motivi di salute per sottrarre i propri assistiti al contagio che è più facile si propaghi in ambienti collettivi e degradati, dall’altro lato non si può pensare che i detenuti restino in cella isolati dal resto del mondo». Così specifica: «L’assenza di visite annulla il detenuto oltre che umanamente anche materialmente, non potendo più ricevere i pacchi che ricevono durante le visite, soprattutto coloro che sono da più tempo presenti nelle celle e che hanno una rete familiare che li sostiene, rappresentano per esempio la sola possibilità di lavarsi i panni e di ricevere cibo che non sia quello che può offrire un carcere. Sembrano banalità ma sono aspetti che segnano quella quotidianità che per chi vive il carcere sono vitali». 

Salute

Lo sa, avvocata, che molti obietteranno che viene prima la salute dei cittadini che quella dei detenuti e che avrebbero dovuto mantenere anche loro un comportamento consono alla situazione: «La salute del carcere e di chi ci sta è un problema di garanzia alla salute per chiunque viva in questa città, libero o non libero. Se accadesse che il virus passasse nelle carceri diventerebbe una bomba batteriologica per tutta la comunità. Dove c’è una concentrazione di tante persone, andrebbe capito, si corre questo grave rischio. Dove ci sono garanzie per loro ci sono per tutti noi. È uno dei primi elementi che una persona intelligente dovrebbe comprendere». E aggiunge: «Il nostro ordinamento prevede che chi ha sbagliato paghi una pena. Ma in carcere ci sono anche detenuti che sono ancora in attesa di un giudizio. Possono quindi eventualmente anche essere condannati a una pena, ma non alla privazione della salute e dell’incolumità fisica. E questo vale per tutti i detenuti. La carcerazione non sospende i diritti di cittadinanza».

È degenerata, comunque, la protesta, questo non si può certo negare: «Purtroppo c’è un dato: in tali situazioni, in quelle condizioni, la disperazione porta a questo tipo di conseguenze. È evidente che quando la protesta è costretta dentro delle mura e delle celle si esprime in una maniera inadeguata, violenta e disperata. Il compito di chi governa questo tipo di istituti avrebbe dovuto essere quello di prevenire questo tipo di situazioni ragionando preventivamente, perché non si può pensare che i detenuti stiano lì a subire una situazione come fossero dei topi in gabbia.  La paura è dappertutto. Non vedo perché chi è in condizioni di detenzione e di isolamento non debba averne». 

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Appello/Proposta

«La proposta che stiamo cercando di far uscire e che sta trovando una grande adesione sia di singoli professionisti sia di associazioni, è quella di svuotare il prima e il più possibile le carceri». Che significa in concreto? «Utilizzare tutte le forme di detenzione domiciliare e tutte le misure alternative in fretta per i detenuti anziani, per chi ha problemi di salute, innanzi tutto. Siamo tutti in quarantena. Un conto è starci in una casa, un conto in una cella». Prima di salutarci, l'avvocata Aurora D'Agostino ci lascia con un'ultima riflessione: «Le carceri sono state riempite a dismisure per disagi sociali, è ora di amnistia e indulto. Non è un’eresia ma una necessità che farebbe star meglio tutti».

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