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L'irruzione prima dell'arresto

L'irruzione prima dell'arresto

No concorrenza, boss a braccetto: sgominato il cartello della cocaina

Un 28enne marocchino e un 26enne albanese commerciavano chili di droga alla settimana, nascosta sotto i poderi agricoli. Denunciati in 42

Avevano capito che per far fruttare il loro business non dovevano farsi la guerra ma allearsi. Basta competizione e soprattutto basta dispetti. La torta, tanto, era abbastanza grande da poterci mangiare tutti. E' in questo modo che un 28enne marocchino e un 26enne albanese sono riusciti a costituire negli anni un fiorente giro di spaccio. Tanto da rifornirsi di settimana in settimana di cinque chili di stupefacente nel milanese. In media tre chili di cocaina, il resto hashish. Guadagni elevati (circa quindicimila euro la settimana) ed economia di scala, visto che molti tra i piccoli pusher loro sottoposti erano a loro volta tossicodipendenti.

Al termine di una indagine iniziata nel luglio 2012, quindi, otto persone sono state raggiunte da un'ordinanza di custodia cautelare. Sette in carcere e una ai domiciliari. In manette oltre ai due capi, tra cui il marocchino già detenuto a Santa Maria Maggiore e l'albanese già ai domiciliari nella sua abitazione di San Vito al Tagliamento, nel Pordenonese, anche un 35enne marocchino residente a Torre di Mosto, un 28enne tunisino residente a San Stino di Livenza, un 33enne marocchino residente a Portogruaro, una cittadina del Burkina Faso 23enne residente ad Annone Veneto e una 39enne domiciliata a Torre di Mosto. Una 37enne di Portogruaro, invece, è stata sottoposta ai domiciliari. Altre tre persone, residenti a San Donà, Fossalta di Portogruaro e Portogruaro, hanno invece l'obbligo di dimora nelle ore serali.

Si tratta di numeri esemplificativi di quanto fosse capillare la struttura gerarchica messa in piedi dai due "capi". Tanto che alla fine in tutto nella rete dei carabinieri sono finite 42 persone denunciate. La "manovalanza", quella che spacciava per strada o nelle proprie abitazioni. La fetta più grossa degli introiti, però, andava ai due boss. I quali non disdegnavano di far capire che non si scherzava mica. Che i pagamenti dovevano essere rispettati e la droga venduta. Minacce e violenza. Questo il copione che spesso e sovente seguivano.

Ma proprio questa ferocia è stata alla base della loro rovina: a luglio 2012, infatti, il loro trucco è venuto alla luce. Letteralmente. I due usavano nascondere la droga in alcuni barattoli di vetro da cento grammi chiusi ermeticamente. Quest'ultimi poi li nascondevano nei campi tra Portogruarese, Trevigiano e Portogruarese. Tra ignari agricoltori. Compreso chi, a Motta di Livenza, lavorando la terra nel suo fondo ha frantumato due preziosi barattoli. E per tutta risposta è stato minacciato di morte e picchiato dai due sodàli. Convinti che la droga se la fosse presa per poi rivenderla.

Per questo motivo entrambi all'alba di martedì erano già sottoposti a detenzione. Da quell'episodio i carabinieri hanno ricostruito tutta la rete di spaccio, effettuando diversi sequestri preventivi per una cinquantina di grammi di stupefacente. La droga arrivava da Milano e veniva trasportata a bordo di motociclette di grossa cilindrata evitando l'autostrada. In modo da non essere fermati per controlli. Cessioni sono state riscontrate fino alla primavera 2013. La macchina continuava a lavorare, nonostante i capi fossero già finiti nei guai per l'aggressione all'agricoltore. In tutto sono state 42 le persone denunciate, tra cui anche "insospettabili" liberi professionisti, e 64 quelle segnalate in Prefettura come assuntori di stupefacenti. 

L'IRRUZIONE PRIMA DELL'ARRESTO

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