Bloccato un traffico di eroina tra Mestre e Pordenone

La guardia di finanza ha arrestato cinque persone al termine di un'indagine durata 9 mesi. È stata ricostruita la compravendita di 3 chili di droga pesante, anche nella fase del lockdown

Foto d'archivio

Cinque ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal giudice nei confronti di quattro italiani e un tunisino coinvolti in un traffico di spaccio di eroina nella provincia di Pordenone. Altri due sono indagati a piede libero. È il risultato di un'indagine svolta negli ultimi mesi dai finanzieri di Pordenone e portata a termine in questi giorni.

Indagini

L’operazione era partita l'anno scorso, quando una giovane coppia era stata arrestata a Pordenone perché scoperta a spacciare droga pesante a consumatori del posto, tra cui minorenni. Ulteriori indagini hanno fatto emergere un traffico più vasto, che era gestito da due persone del posto e due di Cordenons, le quali si occupavano di procurarsi l'eroina da un tunisino di Mestre: il pusher "mestrino", già gravato da precedenti e nonostante si trovasse agli arresti domiciliari, proseguiva la sua attività di spaccio da casa tramite dei complici che consegnavano la droga in strada, nelle vicinanze dell'abitazione.

Eroina

Il giro di spaccio è proseguito anche nei mesi del lockdown: in quella fase i trafficanti che portavano l'eroina da Mestre al Pordenonese guadagnavano anche di più, visto che il prezzo medio delle dosi era aumentato. Gli investigatori sono riusciti a ricostruire oltre 500 episodi di spaccio e la commercializzazione di 3 chili di eroina, avvenuti tra l'agosto del 2019 e l'aprile del 2020, tutti a favore di consumatori residenti nella zona di Pordenone: «sia noti tossicodipendenti, sia insospettabili», evidenzia la guardia di finanza.

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Sequestri

In tutto sono stati sequestrati 110 grammi di eroina, 32 di metadone, 2 coltelli e un bilancino. Il gip del tribunale di Pordenone ha disposto la custodia cautelare in carcere per il pusher tunisino residente a Mestre e le due persone residenti a Pordenone; arresti domiciliari, invece, per i due di Cordenons. Altri due (gli "aiutanti" del tunisino) risultano indagati per spaccio e la competenza delle indagini nei loro confronti è passata alla procura di Venezia. Le fasi conclusive dell’operazione si sono svolte con l’impiego di 20 finanzieri della compagnia di Pordenone, supportati da colleghi della compagnia pronto impiego di Venezia intervenuti anche con unità cinofila.

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