Spacciavano marijuana e cocaina "in cooperativa", finiscono in manette

Due cittadini marocchini, già ai domiciliari, ora si trovano in carcere a Venezia. I carabinieri, infatti, hanno scoperto che il loro "giro" era ben più vasto di quello per cui erano stati fermati

Hanno continuato a indagare su quei due spacciatori finiti in manette l'ottobre scorso. Il sentore dei carabinieri della compagnia di San Donà di Piave, infatti, era che Omar Bouzakraoui, 32enne di origine marocchina residente a San Stino di Livenza, e Abdelghafour Abdourrabbih, 33enne connazionale residente a Motta di Livenza, nel Trevigiano, avessero messo in piedi un giro di spaccio più esteso di quello per cui erano stati arrestati.

 

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Gli inquirenti, con pazienza certosina, hanno iniziato a ricostruire pezzo dopo pezzo tutta la filiera di contatti dei due, fino a scoperchiare un calderone in cui i pusher avevano movimentato nell'anno precedente all'arresto una decina di chili di marjiuana e una quantità inferiore di cocaina a favore di cittadini nordaricani o di giovani residenti nel Veneto Orientale, tra la Marca e il Veneziano. Tutto ciò senza la necessità di sequestri di stupefacente "di controllo".

Sulla scorta del quadro indiziario via via sempre più pesante, il gip ha deciso per l'arresto dei due, ora detenuti nel carcere di Santa Maria Maggiore con l'accusa di spaccio continuato in concorso di sostanze stupefacenti. La mattina del 7 giugno scorso per entrambi sono scattate di nuovo le manette.

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