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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Cronaca Dolo

Stop elettrodotto Dolo - Camin, in fumo investimenti per 290 milioni

Il Consiglio di Stato ha bloccato il progetto per un palo previsto di fronte a una villa storica di Vigonovo. Bettin: "Salviamo il Vallone Moranzani"

Terremoto sulla rete elettrica veneta. Non solo. Anche sui più importanti progetti di recupero ambientale del Veneziano. Il Consiglio di Stato, infatti, come riportano i quotidiani locali, ha infatti bloccato l'iter che avrebbe portato alla costruzione di un grande elettrodotto dal comune di Dolo a quello di Camin, nel Padovano. Tutto per un pilone che avrebbe dovuto sorgere di fronte a villa Sagredo, a Vigonovo. Il palo, infatti, è stato giudicato "non adeguatamente motivato dal ministero dei Beni culturali". Ergo si ritorna all'inizio. Sei anni di autorizzazioni e progetti buttati al vento. Con investimenti da parte di Terna, il colosso delle infrastrutture elettriche, per 290 milioni di euro. Secondo la società in questo modo finiscono in fumo possibili mancati risparmi in bolletta per i veneti per 240 milioni di euro.

Sul fronte occupazione è un grosso problema, visto che i cantieri già aperti che avrebbero potuto garantire lavoro a una cinquantina di aziende dell'indotto ora sono costrette a fermarsi. A cascata, visto che per ottenere le nuove autorizzazioni serviranno forse sei anni (altrettanti ci sono voluti per arrivare al punto in cui ci si trova ora), salta anche il più grande progetto di riqualificazione ambientale del Veneto: ossia l'accordo Vallone Moranzani.

Se i sindaci della Riviera del Brenta e le associazioni ambientaliste esultano (erano stati presentati due ricorsi al Tar), l'assessore all'Ambiente di Venezia Gianfranco Bettin attacca il governo e chiede che per la zona di Fusina il progetto venga scorporato dal resto: "C’è un solo modo per uscire da questa situazione - dichiara - Terna, con il supporto del governo, finora latitante o peggio su tale questione, deve richiedere una nuova autorizzazione che scorpori il tratto Fusina-Malcontenta dal resto dell’elettrodotto, facendo anche su leva su quanto ha sempre affermato,  e cioè che quel tratto è in effetti nient’altro che una parte della stessa centrale di Fusina e quindi può e deve essere considerato separatamente dal resto dell’elettrodotto". La soluzione proposta da comitati e primi cittadini del territorio è di interrare l'elettrodotto, ma Terna ha sempre considerato questa alternativa irrealizzabile dal punto di vista finanziario.

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